
al margò aperitivo e ritmi dance
un anno di musica nel salotto di mao
luglio segna la fine di una ricca stagione per l'associazione cortocorto e
diventa il momento per fermarsi a riflettere prima della pausa estiva.
riflessioni aperte, suggestioni, suggerimenti in pieno stile cortocorto con un
ciclo di quattro appuntamenti speciali de “il salo
lastampa.it
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due parole
con mao @ il salotto trend al margò
in vista dei prossimi speciali del salotto di mao,
ribattezzati per l’occasione il salotto trend, che si terranno al margò (in via
buniva angolo via artisti), grigiotorino ha pensato di saperne un po’ di più
direttamente dalla fonte.
allora mao, come è nata questa idea di quattro speciali del salotto?
l’idea nasce dal fatto che stiamo realizzando un documentario sull’attività che
abbiamo svolto in questa stagione con l’associazione culturale cortocorto (duel
\ labase05 \ il salotto). nei quattro appuntamenti intendiamo rivolgere un po’
di domande ai nostri ospiti su argomenti quali la musica, i blog, i video e
l’intrattenimento.
cosa ci proporrai in questi incontri ma sopratutto chi ci proporrai?
il primo ospite è stato fabrizio vespa e con lui abbiamo parlato soprattutto di
blog e comunicazione, mentre il prossimo sarà alessandro amaducci, videomaker e
docente al dams, al quale andremo sicuramente a chiedere un po’ di cose sui
videoclip. gli argomenti dei prossimi due appuntamenti saranno la musica, o
meglio la produzione musicale e l’intrattenimento. non ti posso ancora dare i
nomi degli ospiti perchè non ancora confermati.
cosa ci sarà di diverso dal classico salotto?
sostanzialmente che potrete scegliere se starci ad ascoltare, e quindi sedervi
vicino e non fare troppo casino, piuttosto che bervi tranquillamente il vostro
drink al tavolo accanto.
in due frasi, perchè dovremmo esserci?
per partecipare e far parte di un film.
cosa hai in mente per la prossima stagione?
proseguire l’attività di cortocorto, ovvero pubblicare il dvd, continuare con le
serate di duel e tutto il resto.
grigiotorino.it
mao e le
interviste automatiche
puntata #
02 - manuel agnelli (afterhours)
ecco un confronto tra italia e u.s.a. della qualità dei
pasti durante un tour di una rock band. a fornirci la sua esperienza è Manuel
agnelli, leader degli afterhours, la rock band più internazionale della scena
italiana. il loro ultimo disco si chiama “ballate per piccole iene”, come dire
dolce e tagliente al tempo stesso. inoltre da un po’ di tempo a questa parte
manuel agnelli e soci, hanno cominciato a viziare il pubblico dei loro concerti
ospitando sul palco personaggi della storica scena “grunge” americana, come mark
lanegan e greg dulli.
cominciamo dalla mattina. di solito in un tour si fa colazione in albergo,
quando ci si riesce a svegliare in tempo prima che chiudano il servizio. dove ti
sei trovato meglio? negli alberghi italiani o in quelli americani?
diciamo che indipendentemente dalla qualità del caffé, che in america fa cagare,
agli americani darei come voto otto e agli italiani sei. perché in albergo c’è
la cosiddetta colazione continentale dove puoi trovare di tutto, dai corn fl akes
alle salsiccie, dai succhi di frutta al pollo. in america è molto più ricca e di
conseguenza più piacevole, più varia.
benissimo, procediamo con il pranzo. in tour a quell’ora si è per strada. cosa
mi dici degli autogrill?
in questo caso non c’è un gran divario. comunque la qualità del servizio degli
autogrill americani è superiore; forse perché hanno una tradizione di vita on
the road. trovi veramente di tutto, mille ammennicoli e minchiate varie che ti
aiutano a goderti il viaggio. però la qualità del cibo, forse perché sono
italiano, da noi è superiore. quindi darei un sette all’italia e un sei agli
stati uniti.
e arriviamo alla cena, in quel meraviglioso luogo che si chiama ristorante.
qua gli spacchiamo il cul…
perché fino a questo punto gli americani sono in testa!
no, va’beh. diciamo che il punto forte degli americani è il servizio, che è
nettamente superiore al nostro. e’ vero che un cameriere italiano è preparato
meglio professionalmente, proprio perché è abituato a servire molti più tavoli;
però in america hanno più personale, che è come se venisse pagato direttamente
dal cliente, attraverso il sistema della mancia che è molto più diffuso che da
noi. in questo modo ti può succedere di uscire contento da un ristorante, anche
se hai mangiato male.
però!…
certo, per quanto riguarda la qualità del cibo tutt’altra storia. l’unica
eccezione è rappresentata dalla carne che negli stati uniti cucinano in molti
modi, con tante salse, ma forse anche questa cosa l’hanno imparata dai
francesi…quindi dovendo concludere con un voto darei un dieci all’italia e un
sette e mezzo all’america!
mao
sugonews.it
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mao e le
interviste automatiche
puntata #
01 - roy paci
roy, sei
nato a?
ad augusta, provincia di siracusa, è la stessa città di james brown, ma a
diecimila miglia di distanza...
allora è per questo che ti è nata la passione per la musica?
forse anche per questa “affinità geografica”, ma soprattutto per le bande, le
bande del paese che ho frequentato fin da bambino... e poi i miei genitori erano
entrambi musicisti che suonavo twist negli anni sessanta. “tony paci’s and his
orchestra” era il gruppo di mio padre che, dovendo prendere una cantante, scelse
una tipa mingherlina, giuseppina leone, e il gruppo si chiamò “giusi leon e la
sua orchestra”. esattamente dopo un anno nacqui io... e le loro velleità
musicali si consumarono in un battibaleno.
hai continuato tu il loro percorso. attualmente quali progetti musicali stai
seguendo?
aretuska e corleone sono i due progetti che seguo anche dal vivo. per il resto
collaboro in studio con gli artisti più svariati. fino a ieri ero in studio con
pacifico per fare un arrangiamento di un brano con soli flicorni
soprani...
molto divertente!
ma veniamo alla pancia perché questa è un’intervista per sugo. che sugo ti
piace?
guarda ne ho assaggiati due che sono i migliori al mondo: quello di cinghiale
che fanno in toscana, adattissimo anche per i torinesi visto che qui a torino il
cinghiale l’ho visto passare in piazza (e infatti siamo a due passi da piazza
vittorio / ndr). l’altro sugo l’ho assaggiato a portovenere in liguria ed era
fatto con una crema di cozze, vongole e mortadella... spaventosa, una ricetta
pazzesca.
quando sei dall’altra parte dei fornelli qual è il tuo piatto forte, cosa
prepari ai tuoi ospiti?
come vedi dal mio fisico, amo la cucina e mi piace cucinare. il mio piatto forte
sono le tagliatelle vongole e zucchine, accompagnate da un antipasto di
gamberoni rossi su un letto di pistacchi.
mao
sugonews.it

avete presente quel genere televisivo che si commenta
mentre si fa? forse i più famosi in italia sono quelli della gialappa’s con i
loro vari “mai dire…”, anche se renzo arbore già quando conduceva “l’altra
domenica” apostrofava gli innumerevoli personaggi che popolavano il suo show,
ottenendo un risultato sicuramente divertente ma contemporaneamente ambiguo…
almeno così mi è sembrato. ora provate a guardare uno show dei fratelli
sberlicchio attraverso questa lente (il programma che si commenta…) e noterete
una quantità impressionante di spunti e gag, che poi altro non sono che un modo
per raccontare la realtà che ci circonda. insomma, per farla breve a settembre
dell’anno scorso capitarono a “duel” (il soundtrack contest che si svolge da
giancarlo) gli sberlicchio. lo spezzone da sonorizzare era tratto da un
cortometraggio di tosca dal titolo “va’gina”, ambientato nel monferrato e
interpretato da diversi volti noti dell’ambiente murazzi. se il titolo era già
un programma, gli sberlicchio lo colsero al volo per mettere in scena una
colonna sonora esilarante, ironica e politically scorrect… il classico commento
che faresti con degli amici molto simpatici dal salotto di casa mentre sei alle
prese con un film noleggiato. mi divertii molto e pensai (ad alta voce
s’intende…) “ho appena scritto una canzone che si intitola “grigio torino” e
parla di questa città, della mia città. vorrei evitare di entrare in contatto
con quella retorica, diciamo risorgimentale, che spesso quando si parla delle
cose più care, interviene e impacchetta il tutto. come vaccinarmi da tutto
questo? semplice, la faccio con i fratelli sberlicchio!”… e così in effetti è
andata. gli ho fatto sentire il provino della canzone e gli ho chiesto di
commentare quanto stavano sentendo a modo loro. il prodigo max bellarosa si è
preoccupato di arrangiare il brano per dargli quella che lui chiama “la botta!”
e adesso eccoci qui il primo aprile a farla in concerto all’hiroshima, e non
solo… guarda cosa è successo su questo portale! non mi resta che invitarvi a
sentire il brano e a… commentare!
mao
grigiotorino.it
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autoritratto in forma
di intervista
mauro gurlino “mao”
nasce a torino il sedici aprile settantuno, musicista, dee-jay, vj su mtv,
attore, conduttore radiofonico, autore televisivo. tutte esperienze che ti hanno
portato in giro per l'italia. come mai hai deciso di tornare a torino?
ho vissuto anche in altre città, milano e roma, ma ho deciso di tornare a torino
perchè c’è un certo tipo di ricerca, di libertà dovuta ad un modo di vivere
molto discreto che ti mette nella condizione di fare cose diverse. rispetto a
milano non c’è quello sbattimento tipico della metropoli dovuto al fatto che non
c’è un grande transito di persone. a torino purtroppo in questo periodo c’è un
certo conformismo, la cosa interessante è che comunque c’è una certa attenzione,
cura e ricerca nell'’arte, più che con la musica con le arti visive. torino è
più a misura d’uomo ma offre meno contatti. vivere con la musica a torino è
davvero difficile perchè non hai neppure tutta una serie di possibilità
collaterali come spot e sonorizzazioni. se sei in un gruppo universitario e vuoi
suonare va bene, ma quando invece ci vuoi campare la situazione diventa un po’
più complicata. o ti inventi qualcosa o è difficile senza i contatti di roma e
milano. se non vivessi a torino vivrei sicuramente a roma. quali che siano i
tuoi gusti, spacca. milano se hai un interesse specifico legato alla città ha un
perché ma se no mi chiedo che senso abbia viverci. non puoi nemmeno permetterti
il gusto di fare una passeggiata. dove cazzo vai?
già all’età di diciannove anni lavora a “radio flash”, nota radio piemontese…
cosa ha significato quest'esperienza per te?
lavorare a “radio flash” voleva dire che potevo entrare gratis in alcuni locali
perché conoscevo chi ci lavorava. era semplicemente la figata di stare a
contatto con la musica, di stare in un certo ambiente. ma da godersela non è che
mi abbia dato poi più di tanto soprattutto rispetto all'esperienza televisiva.
la televisione da quel punto di vista è una carrozza che ti porta come fossi il
papa, se vai per strada la gente ti saluta come in un villaggio turistico. e
dopo un po’ ci credi pure di essere il papa! “radio flash” non è una college
radio localizzata che fa un po’ effetto televisione, è una radio che ascoltano
persone che vivono e fanno lavori diversi, però è stato comunque interessante.
la carriera da musicista inizia insieme ai voodoo, formazione rock psichedelica,
per poi passare con “la rivoluzione” (ovvero gianluca medina, matteo salvatori,
gep e dj begey) nel novantaquattro, periodo che vede la nascita del movimento
delle posse e delle case discografiche indipendenti. l'esperienza radiofonica ha
inciso sulla musica che hai scritto al tempo?
ha inciso, nel senso che incide perché frequenti certe persone e quelle incidono
su quello che fai. ma tecnicamente, nel senso di capire quali erano i meccanismi
della radiofonia e poi applicarli alle canzoni, quello assolutamente no. ti
assicuro di no. sicuramente non ho conosciuto produttori in radio. è utile anche
a livello di stimoli mentali, perché all’epoca non la musica non la potevi
scaricare e quindi era in radio che avevi la possibilità di ascoltare le novità
musicali e di sapere quel che succedeva. poi di lì a poco ci fu l’ascesa
italiana delle posse a cui comunque partecipai, marginalmente, ma fui comunque
coinvolto in quel flusso. ho fatto questa esperienza bellissima che è stata
appunto accompagnare i fratelli di soledad nel tour di "gridalo forte"; io
aprivo tutte le date con la chitarra acustica. nel novantatrè abbiamo girato nei
clubs e in tutti i centri sociali italiani passando anche per il controfestival
di venezia. un’esperienza assurda. era un momento particolare in italia, di lì a
poco ci fu tutto il fiorire delle etichette indipendenti e uscirono moltissimi
gruppi tra cui anche i "maoelarivoluzione".
e proprio con "maoelarivoluzione" esce nel novantacinque il tuo primo album
“sale” che vede la produzione di max casacci. com'è nata l'idea di questa
collaborazione?
il produttore dei fratelli di soledad era max casacci che al tempo suonava
ancora con gli africa unite e cominciava ad avere un suo studio, così max
sentendo ciò che facevo mi diede un po’ spunto. decise lui di produrre questo
lavoro.
nel novantasette esce "casa", i “maoelarivoluzione” si sciolgono poco dopo
l’esperienza sanremo, come mai?
ci siamo sciolti perché per "casa" ci fu una grande aspettativa. andammo a
sanremo e con il primo singolo fummo trasmessi per radio. a "sanremo giovani "
ci furono vari problemi così la casa discografica fu costretta a bloccare i
finanziamenti. noi ci trovammo un po’ in balia delle onde, ci siamo accorti che
c’era qualcosa che non funzionava e alla fine questa situazione portò allo
scioglimento del gruppo. nel frattempo io avevo cominciato a lavorare ad mtv per
cui stavo facendo "kitchen".
ad mtv prima con kitcken poi con “tiziana”…
nel caso di "kitchen"
io e andrea pezzi ci siamo trovati a fare un programma che credo abbia detto
qualcosa nell’ambito televisivo o che comunque è stato una novità nonostante
fossimo in mezzo a questo sistema in un modo completamente innocente, eravamo
così giovani e inesperti che per noi fu puro divertimento. ad un certo punto
abbiamo fatto un altro programma che si chiamava "tiziana" sempre su mtv, una
miniserie comica in pillole che giravamo da un villaggio turistico in sardegna.
dovevamo farne tipo ottanta, siamo stati lì per tre settimane... abbiamo pensato
di far venire anche dei nostri amici come ospiti tra cui anche morgan. ti lascio
immaginare il clima di delirio! me ne andai quando mi accorsi che le condizioni
ordinarie non c’erano più e che io non ero pronto ad affrontare questa
situazione come un lavoro. il fatto è che rischiavo davvero di fare il coglione
perché finchè vai in televisione, fai il coglione e ti riprendono così è figo,
ma quando ti costringono a fare il coglione e coglione non riesci più ad esserlo
beh allora è un problema… la cosa assurda, che poi non si è più verificata con i
programmi di mtv, e questo è davvero un rammarico, era proprio che quello che
facevamo noi metteva a contatto realtà completamente diverse anche
generazionali.
mtv ha influenzato il
tuo modo di far musica?
se mi avesse
influenzato forse adesso non starei qua! magari avessi capito come si fa la
musichetta che piace… ho dimostrato ampiamente che non ho capito niente, da
questo punto di vista sono ampiamente scagionato. purtroppo non ho capito nulla
di ciò che fanno loro… è stata un’esperienza importantissima per capire anche a
ritroso i meccanismi dello spettacolo ma musicalmente no.
poi da solo in “romalive”.
l’idea di "romalive"
era carina, dovevamo fare questa cosa via internet, c’erano dei temi che la
gente votava… era una cosa nuova però io non ero assolutamente in grado di
capire che quello era un lavoro e che andava affrontato in un certo modo.
diciamo che è stato bello, divertente ma non come i primi anni che stavo in
televisione comunque. per me non era lavorare, nè tantomeno una vacanza ma
proprio un “che cazzo ce ne frega”. la televisione è stata il mio erasmus solo
che ha avuto la controindicazione che ho dovuto capire da me che era passato un
periodo e che le cose per continuare dovevano essere fatte in un altro modo.
tutti programmi che
hanno avuto un gran successo di pubblico. che differenza c'è tra la tv e i
concerti?
ci sono un sacco di
cose in comune anche se sono situazioni diverse. la differenza importante è che
la tv ti arriva a casa, la vivi privatamente, la guardi in mutande. un concerto
no, è un fatto sociale, pubblico, non ci puoi andare in mutande… dovremmo anche
intendere in maniera diversa il concetto di "pubblico". anche chi va ad un
concerto va a farsi vedere da un pubblico in qualche misura, nel senso che fai
parte di una community che va a vedere uno spettacolo. se tu ci sei si
presuppone che conosci un tot di persone e vai a beccarti con qualcuno. la
televisione ha di figo il voyeurismo. stai a casa a guardare i reality show che
sono il fulcro della televisione o meglio sono una delle possibilità che non
aveva mai sperimentato fino in fondo ma solo suggerito. il nervo lì è spiare in
mutande altri in mutande.
nel frattempo si dedica
anche a molti altri progetti: partecipa con il dj musicista kino al progetto"
bit reduce" ovvero un miscuglio insolito di dance e chitarra, con dj di maggio
forma un gruppo misto "le-kojak" che prevede varie jam session fra musicisti e
dj's (tra gli ospiti: morgan e andy dei bluvertigo, roy paci) e nel novantotto
collabora con max gazzè. nel duemilauno produce i cerchi nel grano, come li hai
conosciuti?
stavo a roma, ero a “il
locale” a sentire un concerto e c’erano loro che suonavano. mi erano piaciuti
“ehi ciao! bella storia” li ho beccati in sala prove. loro dovevano registrare e
io gli ho detto che ero disponibile a curare la produzione. per produzione
esecutiva si intende chi paga la realizzazione del master, quindi chi paga le
spese per la registrazione del brano, quindi non io. per produttore artistico si
intende invece colui il quale cura la regia del lavoro di un soggetto già
scritto. se immagini i musicisti come attori è un po’ il regista del lavoro; si
occupa del "come". purtroppo però non è stata un’esperienza andata a buon fine,
non è stata portata avanti con il giusto peso e un po’ mi dispiace per un motivo
abbastanza semplice: mi sono imbarcato in questa produzione artistica senza aver
presente che fosse un lavoro quindi senza esser bene in grado di occuparmene. è
una cosa di cui mi dispiace perché loro sono bravi. al di la di tutto erano
davvero degni di nota ma non sono stati calcolati nemmeno da lontano.
altre produzioni?
mi piacerebbe pensare
di poterlo fare in futuro, chiaramente mi rendo conto che per poterlo fare
l’unico investimento che mi sembra sensato in questo momento è quello su me
stesso. acquisire esperienza sulla mia pelle per poi riuscire a lavorare con
qualcuno altro. mi piacerebbe molto fosse una delle mie attività future.
cosa cerca il
produttore?
io cercavo un’
identità, un filo narrativo riconoscibile. il produttore propone e deve trovare
un’identità, deve però trovarla non cercarla… purtroppo il produttore in quanto
figura professionale poi non propone il gruppo all’industria discografica. è un
discorso complesso che implica una serie di condizioni che non è mica facile a
verificarsi, ovvero che ci sia intanto un mercato, quindi una domanda e in
secondo luogo che ci sia intorno a questa domanda un'organizzazione di raccolta
delle proposte intelligente e ben articolata. di base il problema grosso in
questo momento è che non si riesce più a sfruttare in maniera economicamente
propulsiva quella che è una domanda latente.
nel duemilauno esce
"black mokette", album a cui partecipa morgan in veste di produttore. com'è
stato lavorare con morgan?
è stata una figata.
sicuramente è uno dei musicisti più interessanti della scena pop italiana,
dotato di un grandissimo talento anche performativo e poi è una persona anche
colta dal punto di vista musicale. ci siamo incontrati in mescal ci siamo stati
simpatici, ci siamo frequentati in diverse occasioni e da li poi è venuta l’idea
di produrre il disco insieme.
l’ultimo lavoro da
musicista risale al duemiladue ed è la colonna sonora del film “500!”. è stato
difficile occuparsi di una colonna sonora?
le colonne sonore…
dunque se vogliamo prenderla da adamo ed eva la prima forma di musica non
canzonettara che mi ha affascinato è stata quella di brain eno e su quella scia
tutta la musica seriale, d’accompagnamento, minimale e quindi di conseguenza le
colonne sonore. si tratta di sviluppare un discorso più labile da essere
associato a qualcos’altro, cioè meno invadente in questo caso quasi più
raffinato. la canzone deve stare in mezzo alla scena. occuparsi della colonna
sonora è un po’ come occuparsi della scenografia quindi paradossalmente devi
sapere meglio della scena se fai lo scenografo che se fai l’attore. con "500!"
mi sono ritrovato a lavorare con lorenzo vignolo che già conoscevo perchè aveva
fatto la regia di due miei cortometraggi. lorenzo mi aveva chiesto inizialmente
di dare solo alcuni pezzi, poi ad un certo punto mi ha dato l’incarico di fare
l’intera colonna sonora. io in realtà non me ne sono quasi nemmeno accorto
perché è un po’ come se avessi messo un tassello alla volta e alla fine mi son
trovato con questa cosa tra le mani che tutti chiamavano colonna sonora.
chi fa una colonna
sonora legge il copione, vede il film o sono due mondi che si incontrano alla
fine?
non lo so, non credo ci
sia una regola assoluta. per quanto riguarda la mia esperienza è capitato a
volte di fornire delle cose senza aver visto nulla e altre in cui mi è stato
mostrato prima il montato e io successivamente ho composto la musica. un po’
tutte e due le cose quindi.
adesso sei conduttore
del programma "cortocorto".
"cortocorto" nasce dal
fatto che mi ero avvicinato al mondo dei cortometraggi e avevo necessità di
guadagnare dei soldi facendo delle serate. insieme a due miei amici luca
cianfrini e alessandro maggio, che sono tra i produttori di questi lavori
abbiamo pensato di organizzare una serata che proponesse qualcosa di diverso,
che non fosse soltanto clubbing o la solita roba live. l’idea era partita dalla
constatazione che i cortometraggi sono alla fine una cosa per la quale c’è un
sacco di offerta e domanda, ma le occasioni in cui vedere cortometraggi sono
riservate ai cortofili. all’epoca non c’erano neanche i programmi televisivi
tipo “corto5”. il corto è un’incursione difficile da gestire all’interno di una
serata perché ha un ritmo particolare, però interessante. hai la possibilità di
ascoltare una canzone, fermarti un attimo, guardare un corto e continuare a fare
altro. in questo senso secondo me è molto interessante da inserire in una
serata. così abbiamo pensato di organizzare delle serate in cui proporre dei
cortometraggi, facendo vedere la produzione di torino e organizzando le
sonorizzazioni. abbiamo cominciato circa due anni fa e ci siamo accorti che
anche con le mille difficoltà del caso veniva bene e poi per me è diventato un
po’ come organizzare uno "spettacolino", per certi versi figlio della
televisione per altri del teatrino degli scout. io presento e faccio interviste
dal vivo. avevo già fatto delle interviste dal vivo in un un programma
radiofonico che si chiamava “il salotto di mao” che ebbe all’epoca, non s’è
capito per quale motivo, un successo straordinario e non facevo nient’altro che
una versione alternativa del maurizio costanzo… "cortocorto" va anche in radio,
anche se non lo registro direttamente nella serata.
ogni settimana "cortocorto"
ha un tema intorno al quale viene proiettato un corto, un’animazione, uno
spezzone di film e in radio presenti un ospite che propone alcuni suoi pezzi, è
così?
di base ogni settimana
"cortocorto" propone una serata a tema con la caratteristica peculiare di avere
dei cortometraggi ma non c’è solo quello. stasera ad esempio presentiamo gli
halo, quindi associamo dei musicisti ad un filmato. questa cosa la facciamo al
barcode e al the beach.
nel duemilauno sei
nella giuria di "cinemambiente".
io avevo fatto per un
anno “cortocorto” e ho conosciuto alessandro giorgio che è uno dei curatori di “cinemambiente”,
nonchè assiduo frequentatore di "cortocorto", il quale sapendo che mi ero
laureato in cinema mi chiese se volevo far parte della giuria di “cinemambiente”.
io ho ovviamente accettato. è stata una bella esperienza.
la passione per la
cinepresa si traduce anche in una serie di cortometraggi: "garage madama" di
nicola rondolino nel duemilatre e "la gara di salto sulle uova" di enrico
iacovoni nel duemiladue la cui sceneggiatura è stata scritta da stefano sardo
dei mambassa. com’è nata la cosa?
in maniera molto
casuale. mi trovavo a roma, ed ero a cena con il mio amico pierluigi diaco,
c’era anche enrico iacovoni che in quel periodo stava facendo il casting. dopo
avermi sentito parlare si mette a sbofonchiare con pierluigi diaco e mi chiede
“senti, vorresti fare il protagonista di questo lavoro che sto per girare? la
parte mi sembra calzata bene per te!”. nel giro di qualche giorno mi ha dato il
copione, siamo partiti alla volta di champoluc in val d'aosta e abbiamo girato
questo corto secondo me molto divertente.
vissuta da davanti la
cinepresa com'è?
è un po’ come stare
dietro. fa parte di ogni processo produttivo. è chiaro che si tratta di un
lavoro fatto in maniera assolutamente amatoriale, per certi versi forse è più
leggero ma è un lavoro come qualunque altro.
e che differenza c’è
tra fare un corto e un cd?
intanto è tra fare un
corto e una canzone secondo me la differenza. avere a che fare con le immagini
anzichè avere a che fare con la musica. le differenze mi sembrano abbastanza
sotto gli occhi di tutti. parlerei più delle analogie. ce sono a livello
narrativo nel senso che quando scrivi una canzone o un corto, stai raccontando
una storia e quindi devi sapere cosa è necessario mettere in evidenza e cosa c'è
che distrae. quindi ordinare intorno a questa storia il discorso che è fatto di
occasioni, fatte a loro volta di parole della musica o di parole del
cortometraggio. che poi sono le cose che ti permettono nonostante tu faccia
tutt’altro mestiere di apprezzare il lavoro di un regista.
oltre che la
partecipazione in film quali “20 venti” di marco pozzi nel duemila, "500!” di
robbiano, vignolo e zingirian nel duemiladue, "perduto amor" di franco battiato
nel duemilatre, ti abbiamo visto anche nel recente "a/r-andata+ritorno" di marco
ponti.
rivedendoti come ti sei sembrato?
uno stoccafisso…
per settembre è
previsto un nuovo cortometraggio e tra non molto uscirà il tuo nuovo album
"piuma", ci saranno delle collaborazioni?
no, nel senso che non
mi sembra periodo, almeno per adesso. in realtà non ho ancora finito il disco. è
pronto il singolo ma il disco lo finirò in estate. ora non ho preventivato
collaborazioni perché non mi sembra un periodo collaborativo proprio a livello
generale. trovo che ci sia una diffidenza molto più generalizzata, credo che sia
un effetto della situazione economica ma anche politica. non bisogna confondere
i piani però. la musica di per sè non è diffidente, non può essere diffidente.
in un periodo che si presenta decadente, di chiusura anche chi produce dischi
rispecchierà giustamente questa situazione in ciò che fa. le cose sono figlie
del loro tempo se sono delle cose fatte bene, leali. il fatto che la musica
racconti di questa situazione si spera doveroso in quanto musicista che fa parte
di una scala sociale che è questa qui. io da qua vengo e di queste cose
racconto.
il singolo "electro
samba" è già in radio, quest'estate farai dei live?
sì, anche se non è una
situazione semplice. per me adesso significa riscontrarmi con delle esigenze
produttive non da poco, non posso permettermi di girare con sei o sette artisti
quindi devo inventare qualcosa che riesca a trasferire in uno spettacolo quello
che è il fulcro delle canzoni che ho registrato in studio. siccome faccio tutto
da me in questa specie di home studio, almeno in questo primo momento sto
cercando di organizzare un live come se fosse un "mao and the virtual orchestra"
usando una serie di macchine insieme ad un mixerista e un dj. partirà quest’estate
dalla sardegna…
ranzom zone / mescal.it
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mao è senza dubbio un
artista poliedrico e dalle mille sfaccettature, come emerge dall' "autoritratto"
che vi proponiamo. ma è anche un instancabile "attivatore" di iniziative ed
esperienze originali, che tendono alla rottura degli schemi di produzione,
offerta e fruizione di spettacolo. “la base” è la sua nuova sfida e parlarne con
lui è una ghiotta occasione per parlare più in generale della musica.
parliamo del progetto “ labase04” che è ora diventato “la base05” e presto si
concretizzerà in un sito internet...
il sito proporrà il manifesto di un progetto che è "labase05", ovvero un network
di musicisti che collaborano per fare una proposta circa la canzone d’autore.
l’idea di base è quella di considerare la canzone d’autore non come territorio
esclusivo dei cantautori ma come un territorio attraversato da diversi generi
(che vanno dal rap al rock all' r&b) e da diverse competenze (interpreti,
parolieri, musicisti, fonici): creare quindi un ampio intreccio attraversato da
una "logica d’autore". si tratta di riportare alla luce un valore che non è più
il cliché del cantautore. per fare questo proviamo a scorporare gli elementi
componenti di una canzone come si trattasse di un esperimento scientifico. lo
strumento è quello del gioco. gia ne “labase04” il manuale era un gioco.
l’operazione ha il suo obiettivo più “consistente” nella pubblicazione di una
compilation. questa prevede due ruoli: il produttore e l’interprete. il
produttore mixa e sceglie, l’interprete propone ed esegue i brani. il produttore
è mao, l’interprete sono tutti gli utenti del network che inviano materiale al
produttore il quale contatta quelli che ritiene validi; il risultato dovrebbero
essere dodici buone canzoni. la prima fase di raccolta dei materiali dovrebbe
concludersi entro fine maggio inizio giugno, d’estate si lavorerà sui brani e in
autunno ci sarà l' uscita della compilation. ma non finirà lì, centrale sarà la
promozione di questo lavoro e di chi vi partecipa, anche tramite serate-evento:
una sorta di cabaret selvaggio con diversi elementi che vanno dal videoclip a un
duello simile a quello delle serate "cortocorto". un carrozzone che dovrebbe
portare in giro le proposte del progetto e farle conoscere, presentare musicisti
che per carenza di spazio o altro non riescono a farsi sentire. "labase04" è
stata lanciata a novembre, in tre mesi scarsi ho ricevuto diversi contatti. al
di là dell’idea della compilation, non ci sono degli obiettivi specifici solo
alcune idee guida su cui muoversi per poi vedere dove ci portano.
quali requisiti dovrebbero avere i lavori per essere sottoposti alla tua
attenzione?
non ci sarà un vademecum, perché in realtà non ci sono dei requisiti ma solo
l’idea del modo in cui si vuole lavorare. ciascuno ci metterà qualcosa di
diverso.
riportare in primo piano la musica d’autore si contrappone alla musica
commerciale del mainstream? la musica d’autore la possiamo definire come quello
che non è la musica “di plastica”?
la musica d’autore è la musica che si autorizza a dire certe cose attraverso una
logica che non è necessariamente quella che va per la maggiore in questo
momento, che ha una capacità di raccontare la realtà, una “verità”. molte delle
canzoni che si sentono adesso sono scollate da ciò che viviamo con una certa
attualità; è musica derivativa, con grandi del passato e cloni di cose che
vengono da fuori. per esempio non c’è uno specifico italiano in questi
ultimissimi anni. l’ultimo fenomeno incisivo credo siano state le posse. la
musica che nasce in un certo contesto come l’italia necessariamente risulta
diversa da quella che è fatta in un altro contesto, ad esempio quello americano.
recentemente i tiromancino hanno lanciato accuse molto chiare all’industria
discografica, considerata responsabile della bassa qualità della musica che
viene proposta. per te la situazione è così nera come viene descritta da loro?
chi vende la musica deve fare dei prodotti che vendono. le case discografiche
stesse lamentano grande crisi del mercato quindi o le proposte che fanno non
sono adeguate ai tempi, o ci sono state innovazioni tecnologiche che hanno
modificato radicalmente il panorama dell’industria fino alla metà anni ottanta.
anche se non sono uno che sa come si vende la musica, cerco di interpretare
quello che vedo accadere. credo ci sia stata una forte reticenza a voler
affrontare una realtà che stava mutando. come l’offensiva che quindici anni fa è
stata mossa contro i negozi che affittavano i cd e che a mio parere è stata un
po’ un suicidio, perché non ha nemmeno permesso ai venditori al dettaglio di
aggiornarsi e di fare proposte nuove per vendere supporti legalmente accettati.
questo tipo di proibizionismo e di arroccarsi su privilegi che provengono dal
passato, alla lunga non paga. la realtà italiana è ancora più complessa perché
c’è una reale difficoltà di fare musica dal vivo, di promuoverla e di
distribuirla, bisogna vedere i media cosa propongono. la musica è all’interno di
un discorso culturale che in italia in questo momento è asfittico.
l’accesso maggiore e più "libero” alla musica può essere visto anche come una
chance…
ormai internet c’è, questo tipo di attitudine c’è. ed ha defraudato il principio
di scambio tra produzione e vendita, per cui dobbiamo chiederci: come può un
musicista vivere di questo lavoro se la musica viene diffusa in maniera libera?
non possiamo nasconderci dietro un dito. il distributore più importante ormai è
i-tunes, tanto che gli u2 vi hanno presentato il loro ultimo lavoro. le case
discografiche non sono state in grado di capire l’evoluzione del mercato e si
sono fatte “fregare” da chi invece lo ha capito. bisogna rendersi conto che la
musica passa attraverso un oggetto ma non si ferma lì, non è intrinsecamente
legata a quell’oggetto. se non si comprende questo, restiamo fermi alla
concezione di "musica d’autore solo come musica dei cantautori". invece bisogna
essere pronti a cogliere la trasformazione, capire la logica che sta dietro al
consumo della musica senza rimanere legati all’oggetto fisico. è un
atteggiamento sbagliato e pregiudizievole. ora è necessario andare oltre, perché
se non capisci questo non esisti più.
sul sito saranno disponibili delle canzoni?
sicuramente. non so se si potranno scaricare perchè ci sono dei problemi
tecnici. è più plausibile che si potranno ascoltare i brani su internet e poi
uscirà la compilation sul supporto classico.
sempre a proposito di roventi polemiche… gli statuto si sono chiamati fuori
dalla scena torinese, dicendo che è chiusa e riservata a un “certo giro”…
io credo che ci sono delle realtà che si sono radicate maggiormente e che hanno
una maggiore esposizione, ma penso anche che se quel giro è occupato se ne possa
creare un altro. lo spazio non è qualcosa di fisico. vediamo come funziona
quello spazio, le ragioni di un successo e poi si imposta la partita dal nostro
punto di vista.
parliamo di musica d’autore e di tradizione italiana, ma cosa ha maggiormente
influenzato te?
sicuramente celentano. penso che sia un artista straordinario, per me è sempre
stato una passione fin da bambino. era un autore, un interprete, un artista che
ha saputo utilizzare in maniera smaliziata i diversi mezzi con cui veniva a
contatto, ho fatto la tesi di laurea su yuppi du. un film in cui c’è la
tradizione italiana dei musicarelli ma anche tante influenze dall’estero dove ai
tempi si producevano i grandi musical tipo jesus christ superstar.
ripercorrendo la tua carriera, così varia e poliedrica, viene da chiederti come
ti definiresti tu? un musicista, un uomo di spettacolo, un artista…?
sì, sono un artista nel senso che cerco di trovare diverse soluzioni e di
confezionarle nella mia bottega. mi sono trovato a fare cose diverse ma credo di
aver sempre cercato di farle in modo non dico originale, ma fatto bene. questo
penso sia il lavoro dell’artista, un lavoro artigianale che si distingue
dall’artigiano per il modo in cui abbraccia l’oggetto; deborda l’oggetto stesso.
far parte di una scuderia come la mescal facilita questa attitudine, questo
approccio?
certo perché con la mescal hai quasi un discorso da “mecenate”. c'è la
possibilità di confrontarsi con un soggetto più flessibile rispetto ad una
entità come una casa discografica, interessato a capire la tua idea, la tua
suggestione. una propensione molto italiana, manifestazione di estro e
raffinatezza che nella produzione industriale non c’è.
dopo le boy-band e le finte-lolite ora ci sono i finto-alternativi, come vedi
questo menome, come qualcosa di realmente alternativo e innovativo, o
semplicemente un riproporre la solita musica?
“alternativo” mi sembra una maniera di descrivere che non dice molto.
alternativo a cosa? gli alternativi vissuti come qualcosa di "duro e puro" sono
un mito da lasciar cadere, questo modo di pensare non porta a nulla se non a
creare delle sacche di mercato, l'idea che mercato sia qualcosa di sporco… ma in
realtà non si può ignorare il mercato; se vogliamo vivere nel nostro mondo lo si
deve prendere in considerazione.
si può dire che ci sono musicisti che fanno più attenzione alla confezione ed
altri che pensano più alla musica…
non mi sembra una distinzione efficace perché comunque confezione e musica nella
società di massa sono inscindibili. non mi sembra che tu possa scientificamente
distinguere cos’è musica e cosa è confezione in un prodotto che viene
commercializzato con il sistema che conosciamo noi. se fai l’artista pop lo sai:
è significante anche il modo in cui tu proponi quello che fai, già solo quando
scegli se fare un pezzo con un violoncello o con un sintetizzatore. nel momento
in cui usciamo dallo spartito… non si può fare una contrapposizione, sarebbe da
valutare cosa intendiamo come confezione: potrebbe essere interessante ma non in
termini di contrapposizione. se tu concepisci l’attività dell’artista pop come
spettacolo, quindi come qualcosa che vuole coinvolgere lo spettatore attraverso
la musica ma anche altri mezzi, dove ci sono degli elementi che attirano
maggiormente la tua attenzione per quella che è la tua sensibilità, per poi
introdurti a cose che non conosci e che scoprirai, questo fa parte della
messinscena, ed è un’operazione raffinatissima. madonna è riuscita a mettere in
contatto una realtà che era molto alternative e farla diventare pop ed è
assolutamente lodevole, perché ci vuole intelligenza per fare una cosa del
genere.
si parla sempre più diffusamente di “morte dell’autore” (per esempio nella
critica letteraria postrutturalista e postmodernista), vedi anche i wu ming che
negano l’idea stessa dell’autore. alla luce di ciò, cosa intendi tu quando parli
di “attività autorevoli”?
io parlo di una logica d’autore; non si può incarnare un autore. autore è chi si
autorizza ad esprimere una certa logica, non lo è tout court, in questo senso è
ora di farla finita con la semplificazione “lui fa i libri, lui è l’autore”. per
riuscire a mettere in campo l'energia che rende qualcosa di qualità, perché poi
l’autore è quello che fa qualcosa di qualità, è necessario sgombrare il campo da
questi pregiudizi che hanno imbalsamato l’autore in una persona.
tu parli di qualità dal punto di vista della produzione, ma forse manca dalla
parte della fruizione il pubblico per cogliere quella qualità, la stragrande
maggioranza del pubblico che ascolta musica in realtà è disinteressato alla
musica, alla sua qualità e a come viene fatta. non è che forse ci vorrebbe anche
un vademecum per l’ascoltatore, per riconoscere ciò che è di qualità o no?
l’ambito pedagogico non è quello in cui mi muovo sarebbe una missione lodevole
saper dare indicazioni su come ascoltare la musica.
noi di randomzone siamo semplici fans che ascoltano musica, vanno ai concerti,
per questo ci interessava il discorso di cercare dei punti di riferimento per
noi che ascoltiamo musica...
il punto di riferimento mi sembra quello di qualsiasi tipo di ricerca che inizia
da una curiosità, dalla passione e diventa qualcosa di più strutturato. se vuoi
il percorso che propone ”labase” ha qualcosa di pedagogico perché si prova ad
analizzare, a fare e sperimentare una serie di cose. per cui io svilupperei
questa possibilità di ascolto con diversi strumenti, per farlo ho ideato questa
cosa del gioco. per il resto non sento di mettermi nella posizione di chi dice
“io ho visto la luce si fa così!”. per ora propongo di fare un certo percorso e
vedere dove ci porterà! questo mi sembra un modo di fare sano che evita di avere
dei pregiudizi. penso che il pregiudizio sia una forma di superstizione di cui
dovremmo liberare il campo.
quindi “labase” potrebbe essere uno spunto per invitare anche chi fa musica a
fare maggiore attenzione a quello che fa?
non si può certificare cosa sia la musica d’autore, noi cerchiamo di muoverci in
un territorio che è quello della musica d’autore. non ho intrapreso questo
progetto perché voglio aiutare della gente, ma perché penso che sia interessante
e stimolante sentire altre cose e vedere come altre persone affrontano problemi
simili, mettendo in campo le mie risorse e potendone scoprire delle altre.
ranzom zone / mescal.it
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“la notte dei video indipendenti”
intervista a barbara santi e mao
mercoledì nove febbraio duemilacinque, presso il club “ab+” di torino, si è
tenuta la seconda edizione della “notte dei videoclip indipendenti”. l’evento è
stato ideato, curato e presentato da barbara santi, che per l’occasione si è
avvalsa della prestigiosa collaborazione di mao. i video dei gruppi indipendenti
italiani a volte faticano a rientrare nel palinsesto delle tv specializzate in
musica: così gli organizzatori hanno pensato di intitolare una serata a nome di
questi proiettandone alcuni per dedicare loro uno spazio in più… a toys
orchestra, breakfast, bugo, giorgio canali & rossofuoco, cvd, diva scarlet, el
muniria, giaccone & congiu, mambassa, gianni maroccolo & cristina donà, marta
sui tubi, meg, one dimensional man, persiana jones, pgr, raiz… nomi forse
sconosciuti al grande pubblico, ma noti a chi segue con attenzione una scena che
non finisce di riservare piacevoli sorprese. ho quindi intervistato i
presentatori della serata per saperne di più su questa interessante iniziativa.
ci sono state precedenti edizioni della "notte dei video indipendenti"?
mao “c’è stata una precedente edizione della notte dei video indie curata da
barbara santi e giorgio valletta, un anno fa circa…
barbara “si è tenuta una prima edizione al barcode di
torino lo scorso anno, che ho condiviso con un gran dj, musicista e al tempo
stesso splendida persona: giorgio valletta. la magia con giorgio nasce dal fatto
che siamo entrambi mossi da un amore incondizionato per la musica. a lui devo
molto. comunque la serata andò decisamente bene. credo che la particolare
attenzione che il pubblico ci rivolse derivò proprio dalla convinzione e dal
cuore che ci mettemmo. programmammo più di venti video e la gente non si mosse
dal proprio posto, divertita ma al tempo stesso concentrata. un pubblico fatto
di addetti ai lavori, musicisti e semplici fruitori. meglio di così...”
com'è nata l'idea di questa iniziativa?
“ l’idea è quella di produrre uno spettacolo, che utilizzi dei contributi
interessanti e poco visibili come i video indipendenti...”
barbara “il capitolo “video” nasce da una mia banale riflessione. pensai: perché
non possiamo fare quello che facciamo a mondopop -la trasmissione che giorgio e
io conduciamo a radio torino popolare con angelo bruno- con i clip anziché con i
dischi? perché non ci nascondiamo in un locale e facciamo le "voci fuoricampo"
che annunciano il video che sta per essere proiettato dando due dritte sul
progetto? credo che troppo spesso si confonda il significato dei clip facendone
un uso sbagliato. un clip è un’opera d'arte di per sé e non dovrebbe essere un
semplice "demo" per vendere più dischi. pensandola così si sminuisce il valore
di tutti coloro che ci hanno lavorato e che l'hanno ideato. ci sono video
bellissimi ed è un peccato che siano intesi come uno spot per il disco fine a se
stesso. capisco che le televisioni non si curino di questo aspetto, ma noi
avevamo un’occasione per farlo. lo staff del barcode ci chiamò per organizzare e
presentare la prima e giorgio e io accettammo, coadiuvati dalla capacità nel
mixare i clip di stefano bologna di cortocorto quella circostanza fu particolare
anche perché ci fu il battesimo in qualità di dj di dan solo, l'ennesima
conferma di paolone aka ferrari e un live set dei sushi niente male”.
cosa significa oggi essere indipendenti? durante la serata sono stati proiettati
i video di bugo e dei pgr, che sono sotto universal. indipendente vuol dire non
essere sotto major o rappresenta, più che altro, un modo di intendere la musica?
mao “indipendente è un modo di relazionarsi alla realtà, in questo caso il
mercato discografico, che produce dei risultati nuovi e peculiari. in questo
senso l'iniziativa dei pgr e di bugo ci è sembrata significativa...”
barbara “essere indipendenti credo, sia ciò che spinge a continuare a fare la
propria musica a prescindere dalla tendenza, a lavorare in radio meno blasonate
ma in cui c’è ancora la libertà di decidere che canzoni passare, a produrre,
divulgare e promuovere ciò che si reputa di qualità senza preoccuparsi troppo
del mercato. è un fatto di “attitudine”. non credo che dato che bugo, i pgr,
maroccolo o meg abbiano firmato contratti con una major siano meno indipendenti
musicalmente e umanamente rispetto ad altri. si pensi solo alla storia che hanno
alle spalle ferretti e soci… oppure ai perturbazione: sono una delle band più
libere e meravigliosamente cocciute che conosca. hanno firmato con mescal,
un’etichetta in cui lavorano persone molto professionali e profondamente
innamorate di ciò che fanno. sono distribuiti da sony? meglio così. il verbo ha
più possibilità di essere divulgato. se al pubblico si propone sempre la stessa
sbobba e non gli si fa mai ascoltare altro come può scegliere? dipende sempre da
come si fanno le cose, dipende sempre dal cuore che ci si mette: a costo di
essere come solito tacciata di credere nell’isola che non c’è. secondo me questa
isola esiste!”
perché avete scelto di collegare la "notte dei videoclip indipendenti" a "duel"?
perché avete scelto l'ab+ come location?
mao ”proprio per quanto detto già precedentemente: creare uno spettacolo nuovo e
che si avvalesse di contributi poco visibili sulla scena nazionale. l'ab+ è
stata una scelta occasionale in seguito ad una proposta del locale stesso...”
barbara “in questo momento mao e io stiamo cercando di unire le forze e mettere
in piedi uno spettacolo che comprenda le due cose e tanto altro... ho sempre
amato la fantasia e la capacità di mao nel gestire e condurre spettacoli, nel
costruire siparietti, scoprendo personaggi particolari e doti artistiche,
facendo interagire i musicisti e la gente da cui riesce a tirar fuori le
caratteristiche più disparate, l'assurdità del reale. recentemente ci si è
incontrati in radio (dove conduce una trasmissione subito prima della nostra) e
durante i “duel” al barcode. parlando abbiamo pensato che potesse essere
interessante far interagire le due cose… l'idea in realtà è molto più ampia ma
per scaramanzia non ve la racconto ancora…”
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a milano il convegno
“unico indizio un anello di fumo”
“i miti non si
abbattono, tramontano”. il mito in questione è il fumo, e a pronunciare la frase
è stato il critico e romanziere bruno pischedda. l’occasione, invece, è stato il
convegno “unico indizio un anello di fumo”, dedicato appunto al significato che
il fumo ha avuto nelle principali manifestazioni culturali del novecento.
svoltosi questa mattina presso la libera università della comunicazione iulm di
milano, il convegno, coordinato dal critico cinematografico e docente di storia
del cinema gianni canova, ha visto la partecipazione di sergio bonelli, creatore
dei più famosi fumetti italiani, oliviero toscani, fotografo ed esperto di
comunicazione, fran tomasi, organizzatore di eventi musicali e del musicista mao,
noto anche come animatore delle trasmissioni di mtv italia.
il tema è stato dunque
affrontato in tutti i principali aspetti della cultura “pop” e meno “pop” del
novecento. e se canova ha avuto buon gioco a dimostrare come il fumo sia stato
un elemento importante nella costruzione della personalità e del corpo
dell’attore, pischedda ha dimostrato come sia stato una metafora della società
industriale (che nasce con le ciminiere e i fumi di scarico futuristi). sergio
bonelli, però, ne ha ricordato la valenza anche di espediente tecnico: “per un
disegnatore magari non troppo abile disegnare una scena di conversazione
scandita dai gesti del fumo permette di “sorvolare” sulle espressioni difficili
da rendere”. e questa natura dilatoria del fumo esprime anche bene il suo ruolo
nella vita quotidiana: espediente per prendere, tempo, attività gratificante per
esorcizzare i pensieri negativi e molto altro ancora. anche un modo per
comunicare trasversalmente: “nessuno è mai stato fermato da uno sconosciuto che
gli chiedeva una caramella, ma una sigaretta sì” ha sintetizzato gianni canova.
“il fumo è stato una moda e ora è finita, fumare oggi è come vestirsi oggi da
hippies” taglia corto oliviero toscani. ” ed è anche un gesto maleducato.
perché” si è domandato.” è disdicevole scoreggiare in pubblico ma si chiede
“disturba il fumo?”. un peto è senz’altro più innocuo”.
al di là delle posizioni individuali verso la sigaretta, i relatori si
dividevano equamente al riguardo tra fumatori e non, la constatazione era
condivisa: fumare appartiene al passato. lo si deduceva anche dalla provocazione
di mao: ”ho cominciato a fumare ora, attratto dalla possibilità di una
esperienza crepuscolare: però non si può negare che anche nel nome, la musica
fino almeno agli anni ottanta sia stata legata alla civiltà del tabacco. si
chiama rock & roll e rollare è il verbo che indica il gesto di prepararsi la
sigaretta”.
il punto è che cosa sostituirà il fumo, anche nell’immaginario. “tex continuerà
a fumare? penso proprio di sì” ha detto sergio bonelli. “ma tex è un uomo del
passato. dovessimo creare un personaggio oggi sarebbe un non fumatore”. per
oliviero toscani il capitolo è chiuso “si tratta di aspettare la prossima moda
il prossimo vizio, magari anche più nocivo, ma diverso”. “qualcosa nell’universo
giovanile sta già emergendo, per esempio il piercing, che con il fumo condivide
l’affermazione dell’io, ma anche la sua negazione attraverso un gesto
autolesionistico”. nell’attesa, resta un certo piacere nel vedere che, svanito
il fumo dagli ambienti, e dai bronchi, resta quanto di piacevole vi era legato.
una nuova declinazione della terapia sostitutiva?
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avrebbe dovuto chiamarsi “da
nessuna parte”, poi è diventato “a/r andata+ritorno” (ar-andataritorno.it). è
uscito in aprile, quando nelle sale c’era anche “the passion” di mel gibson.
nonostante questo è andato bene, l’operazione passaparola, a volte, lavora
meglio di campagne promozionali troppo pianificate. è stato proiettato lo scorso
mese al cinema trento di torre pellice e lo ritroviamo quest’estate nei cinema
all’aperto. marco ponti, con questo film, è passato dalla notte dei david di
donatello, a trl (programma musicale) su mtv. però era accompagnato dalla
incontrada, la gran bella rivelazione canterina-ballerina di zelig. bravo marco,
l’aviglianese compaesano di fassino! per la seconda volta è riuscito a creare
intorno a torino un fascino particolare, facendola uscire dal dimenticatoio in
cui è stata per troppi anni. città giusta per un cast giusto, ogni attore
perfetto per la propria parte. tra questi siamo andati ad intervistare mao, il
maitre d’hotel complice della rapina.
mao al secolo, mauro gurlino. nato a torino “a nord di foggia ed a sud di aosta” il sedici aprile settantuno. vive a torino. personaggio trasversale: musicista, dee-jay, vj su mtv (in “kitchen” con andrea pezzi e “roma live”), attore, conduttore radiofonico, autore televisivo. per altre info vedi l’intervista di dicembre duemiladue pubblicata su lookout.it e maoelarivoluzione.com.
01. mao ed il cinema: come ci
sei arrivato?
ho scoperto il cinema
all’università. all’inizio il pretesto era quello di andare a lezione di cinema
perché c’era una bella popolazione di donne (ride), poi in realtà mi sono
appassionato. e l’anno scorso mi sono laureato con centodieci.
02. il tuo primo ruolo da
attore? hai mai seguito un corso di recitazione?
agli scout quando facevamo le
scenette. poi come meccanico in “500!”, un film indipendente uscito due anni fa.
devo confessare che non ho mai seguito un corso per recitare.
03. com’è lavorare con marco
ponti e dove l’hai conosciuto?
non mi ricordo come l’ho
conosciuto, amico di amici. quando marco stava lavorando alla stesura di “a/r”,
fabrizio vespa, il curatore della colonna sonora ha contattato me e dj di maggio
per partecipare alla colonna sonora. poi marco mi ha chiesto anche di recitare.
04. ”santa maradona” e “a/r”:
quale dei due film ti è piaciuto di più?
mi sembra che siano simili,
film leggeri, che però non si perdono mai. forse “santa maradona” era più un
ritratto-diario di una condizione, “a/r” è già più un film di genere: una
commedia italiana, con all’interno tutta una serie di cliché che vanno dalla
rapina all’inseguimento, un film più maturo rispetto al precedente. i film di
marco raccontano di una torino vista da occhi esterni, danno la possibilità di
guardare la città come la guarderebbero quelli che vengono da fuori. questo lo
trovo molto importante.
05. mi ricordo che, quando
sono venuta ad intervistarti a fine del duemiladue, qui in studio, c’era marco
ponti, intervistato per "cortocorto". aveva detto che il suo nuovo film si
sarebbe chiamato “da nessuna parte”. perchè, secondo te, il titolo è cambiato?
giusto, il titolo provvisorio
era “da nessuna parte”, infatti il mio brano s’intitola così, perché marco mi
aveva fatto leggere la sceneggiatura prima della modifica. poi hanno cambiato in
corso d’opera. capita spesso nei film.
06. progetti presenti e
futuri più sito internet dove poterti seguire
è uscito il singolo
“electrosamba”, che appartiene al disco che sto scrivendo “piuma”; ho fatto un
concerto dal vivo alla suoneria di settimo (suoneriasettimo.it) al quale hanno
partecipato dj luciano, dj di maggio, i los tres (tra cui vito miccolis dei
tribà). è stato uno spettacolo audio-visivo dove abbiamo proiettato immagini del
film mentre suonavamo “da nessuna parte”. poi sto realizzando un cortometraggio
“l’inquilina del piano di sopra” e proseguo con “cortocorto” (cortocorto.it) al
the beach tutti i sabati.
lookout.it
mao, al secolo mauro gurlino,
nato a torino “a nord di foggia e a sud di aosta” come piace dire a lui, il
sedici aprile del settantuno. professione: personaggio trasversale alias
musicista, dee-jay, vj su mtv, attore, conduttore radiofonico, autore
televisivo. i suoi album: “sale” con maoelarivoluzione del novantasei
(virgin); “casa” del novavantasette (virgin); “black moquette” uscito nel
duemilauno (mescal). le sue trasmissioni “ kitchen” con andrea pezzi e
“romalive” da solo, entrambe su mtv. le sue manie: al momento ne ha talmente
tante da non riuscire a vederle. frase celebre che si ricorda: “essere delle
persone serie significa saper ridere delle cazzate” ma non ricorda chi l’abbia
pronunciata.
e quindici domande per
scoprirlo meglio...
01. ciao mao. prima doverosa
domanda che viene subito in mente: quanto ti ispiri a richard ascroft, ex
cantante dei verve, ora solista?
a me i verve piacevano
già dal primo disco, quando c’era “blue”, anche con quello dopo “another soul”,
e poi con “a bitter sweet symphony” mi sono piaciuti ancora di più. l’ultimo
album di richard ascroft non l’ho sentito, e, anche se quello precedente non mi
era piaciuto penso sia stato ed è un grande interprete. canta in un modo molto
personale, che a me piace parecchio, quindi sicuramente quando devo far
qualcosa, tra i vari riferimenti che ho c’è anche il suo.
02. da quali altri cantanti
trai ispirazione?
eh, un botto… poi dipende da
cosa sto facendo in un preciso momento. sicuramente uno dei miei miti è john
lennon. ma è importante conoscere tanti cantanti o gruppi per avere riferimenti
più precisi. è fondamentale avere un riferimento quando fai qualcosa di tuo
perché è come avere una conversazione con qualcuno di diverso da te. e pensi “io
voglio fare questa cosa qui. come la farebbe richard ascroft ad esempio” e ti
metti a parlare con lui. senti cosa ti dice. altrimenti diventa un discorso che
fai tu davanti allo specchio, molto meno interessante.
03. perché mao? un nome di un
personaggio così controverso…
quando ho scelto questo nome
c’era già una che stava spaccando con i suoi dischi e si chiamava madonna, e mi
son detto: ”se c’è una che in america si chiama madonna perché nel mio piccolo
io non posso chiamarmi mao?” chiaramente non è stata una cosa così scientifica
ma l’insieme di situazioni che si sono accumulate. per esempio al liceo mi
chiamavamo già mao e così son rimasto.
04. all’inizio eri maoelarivoluzione. ora sei solo più mao, e la rivoluzione dove è finita?
la rivoluzione si fa in ogni
momento in cui c’è qualcosa che si pensa di poter dire. il gruppo ha avuto senso
di esistere finché è stata una cosa viva, vera. non ho mai pensato di fondare
un’accademia, un gruppo stabile nei secoli facendo la rivoluzione. anzi, il
fatto che la rivoluzione gruppo si sia sciolto, indica proprio che c’è stato
qualcosa di spontaneo.
05. il tuo rapporto con la
radio e la televisone: come ci sei arrivato?
lavoro in radio da quando
avevo diciannove anni. sono sempre a radio flash (fm 97,6 in torino e
dintorni). l’approdo alla televisione è stato diverso: è successo che ho
conosciuto per caso andrea pezzi e lui mi abbia chiesto se avevo voglia di
affiancarlo alla conduzione di "kitchen". da lì in poi tutta una serie di idee che
mi hanno portato a radio dj ed altre a continuare su mtv. finita la parentesi
con andrea pezzi ho proseguito con "romalive", un programma interattivo condotto
da me solo. adesso invece sto proseguendo lavorando nella musica, nel cinema e
nella radio. e vedremo che succede in futuro
06. proprio riguardo
“kitchen”, chi è stato l’ospite che ha proposto la ricetta più strana e quale
ricetta consiglieresti tu personalmente? così la ripropongo anche nella mia
rubrica su lkt…
l’ospite più strano è stato
moses pendleton, l’ideatore dei momix (momix.com), una persona splendente, di
una energia incredibile. ho avuto il piacere di conoscerlo a "kitchen" e di
frequentarlo anche dopo, sporadicamente quando passava in italia. la bellezza
poi di vedere uno spettacolo dei momix, così elegante, associarla all’esuberanza
di moses, è veramente sorprendente. un incontro importante che mi ha segnato
parecchio. la ricetta più strana… vediamo: moses quella volta lì venne e fece un
classico frullato americano con broccoli più limone più carote più arance. mise
tutto in un mini pimer e ce lo bevemmo noi tre. dicono che se ti bevi questo
frullato risolvi il problema delle verdure bollite. si può anche aggiungere un
po’ di lime per dare il tocco in più.
07. com’è andrea pezzi?
per me un tipo fantastico,
una persona che ha fatto delle trasmissioni nella televisione italiana che
nessun altro prima di lui aveva fatto.
08. passiamo al cinema: “la
gara di salto sulle uova” di enrico iacovoni, corto presentato al
torino film festival duemiladue. tu impersoni luca, un ragazzo che fa il critico
musicale. durante un’intervista a una rockstar conosce una ragazza che sembra
rispondere a ciò che stava cercando da tutta una vita. riesce finalmente ad
esprimere la massimo le sue potenzialità e l’incontro fortunato si rivela un
colpo di fulmine per i due ma la mattina dopo… hanno scritto su un giornale:
“mao: autentica rivelazione comica”, qual è il tuo rapporto con il cinema? hai
fatto un corso di recitazione per entrare meglio nella parte?
non ho fatto nessun corso di
recitazione. mi sto laureando in “storia del cinema” perché mi è sempre piaciuto
l’argomento. sono finito a recitare nel film di enrico per casualità, come
spesso succede per le cose importanti della vita. mi sono trovato a cena una
sera con amici che avevano portato a loro volta altri amici. c’era enrico che
stava lavorando al personaggio di luca, mentre parlavo mi ascoltava e mi ha
proposto di leggere la sceneggiatura tratta dal racconto di stefano sardo
(cantante dei mambassa). l’ho letta, mi è piaciuta, ed ho accettato. in realtà
avevo già recitato una piccola parte nel film indipendente “500!” di cui avevo
curato la colonna sonora.
09. come ti sei preparato al
set?
ho pensato che recitare
potesse essere un po’ come interpretare una canzone perché devi in entrambi i
casi rendere interessante e verosimile quello che stai facendo, dando sempre un
taglio personale.
10. sei passato dalla virgin, primi due album, alla mescal, che produce anche i subsonica, si può
sapere perché?
io ero già alla mescal; avevo
un contratto con la virgin ma la mescal era il mio management. semplicemente
quando si è interrotto il discorso con la virgin, la mescal da mio management è
diventata anche mia casa discografica.
11. hai collaborato con
diversi artisti. con chi ti sei trovato meglio ?
ho tratto qualcosa di buono
da tutte le persone con le quali ho collaborato. sono stati tutti incontri
importanti. da andrea pezzi a morgan, a max gazzè, a casacci, sono stati
incontri preziosi, non mi sembra neanche interessante classificarli. non sono
per le classifiche.
12. sul sito della mescal
(mescal.it) sei a letto con una donna sotto un lenzuolo di raso nero con
sopra dei cucchiai in metallo sparsi. tu, nudo a mezzo busto, guardi dritto
nell’obiettivo, lei guarda da un’altra parte. anche tu ricorri al nudo per
vendere di più?
guarda, sono molto incazzato
con i fotografi. quando lavoravo a mtv tutti i vj si sono fatti ritrarre come
preferivano da questi due fotografi che lavoravano con la tecnica delle mega
polaroid. le foto sono state esposte in una mostra a milano qualche anno fa. io
ho dato loro l’idea di fare una foto dove ci fosse stata una coperta con delle
posate sopra, io e una donna sotto e come didascalia la scritta “riposatevi”
perché mi divertiva. è un gioco di spirito che non si è potuto cogliere visto
che non hanno messo la scritta. quindi mi dissocio da questa foto perché io
l’avevo pensata diversa, non è mia. probabilmente la rifarò, ma nella mia
versione.
13. quanta onestà c’è negli
ambienti in cui hai lavorato? le persone che hai incontrato sono oneste oppure
si vendono per un qualcosa a cui non credono?
non credo che la questione
sia riferita agli ambienti in cui lavori, l’onestà è riferita a delle azioni che
si fanno. a prescindere dagli ambienti ci possono essere delle cose più o meno
oneste.
14. di cosa ti stai
occupando al momento?
mi sto occupando di
“cortocorto”: è sia una serata al “paris texas” in via conte verde sette a
torino che un programma radiofonico oltre che un sito (cortocorto.it)
l’idea è quella di organizzare una serata con dei contenuti che mi sembrano
interessanti: la musica ed i cortometraggi. ogni sabato sera proiettiamo tre
quattro cortometraggi verso le ventidue e trenta. dopo mandiamo dei video più astratti e
come sottofondo la musica mixata da dj di maggio. durante la settimana c’è un
programma radiofonico che si chiama sempre “cortocorto” su radioflash, striscia
quotidiana di cinque sei minuti dove io monto delle interviste ai registi di
torino e non (es. marco ponti di “santa maradona”, passato in studio il giorno
dell’intervista a mao - ndr) agli attori del corto, più alle persone che l’hanno
visto. funzionano come se fossero dei trailer divertenti che spaziano su
svariati argomenti. mi sembra un evento diverso e complementare a quello del
solito circuito dei cortometraggi per farli uscire dalle sole situazioni di
festival seri.
15. ultima domanda: se tu
dovessi fare un saluto ai lettori di lkt cosa vorresti dire?
penso
che se uno legge lookout, lo fa anche per guardare oltre quello che sta leggendo
e prendere degli spunti partendo da qui per inventarsi altro. lavorare nella
musica, piuttosto che nel cinema, nella carta stampata o nell’arte è un modo di
passarsi il testimone e seguire un percorso che non ha una direzione
predefinita, ma che ci vede collaborare tutti insieme. quindi buon lavoro a
tutti.
lookout.it
01. la cosa che mi piace di più di me stesso
la faccia
02. la cosa che più detesto di me stesso
il culo
03. quello che mi fa piacere una donna
la faccia
04. quello che mi fa piacere un uomo
il culo
05. cosa ci vuole per diventarmi amico
una certa disponibilità
06. la volta che sono stato più felice
il giorno della mia laurea
07. la volta che sono stato più infelice
quando è morta mia nonna
08. in che cosa mi trasformerei, se avessi la bacchetta magica
i biscotti di mia zia
09. cosa sognavo di fare da grande
presentare il tg
10. l'errore che non rifarei
errare è umano
11. la persona di cui sono segretamente ma follemente innamorato
paola sensini del tg3
12. cinque dischi da portare sull'isola deserta
cinque dischi nuovi
13. il colore preferito
panna
14. il capriccio che non mi sono mai tolto
andare in gondola
15. chi vorrei fosse il mio angelo custode
federico fellini
16. come vorrei morire
nel sonno
piemontegroove.it
mao, poliedrico artista che, dopo aver suonato con diversi gruppi, maoelarivoluzione su tutti, essersi dedicato poi alla carriera da solista e aver avuto diverse esperienze in radio e tv, sembra aver intrapreso un'altro percorso artistico. incontrato al mei di faenza, non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione di fargli alcune domande, assolutamente improvvisate...
oggi pomeriggio hai presentato, assieme a lara martelli, il premio per il miglior video indipendente italiano. cosa ne pensi dei video che hai visto? e del meeting delle etichette indipendenti?
credo che una manifestazione come il mei serva a far dialogare realtà diverse, facendo emergere un'idea di produzione alternativa che non dev'essere contrapposta a qualcosa di più ufficiale. in questo senso son contento di aver dato il mio contributo quest'anno come presentatore. nei video ho visto delle robe fighe, soprattutto quegli degli indipendenti. a parte quello che ha vinto, c'era "incontinenza" che era assolutamente geniale, terribile, molto bello. speriamo che ce ne siano ancora tante di cose di questo tipo, di questo genere.
dai tuoi inizi, con “maoelarivoluzione” alla carriera solista. com'è avvenuto il passaggio, l'abbandono del gruppo e questa carriera? quali nuovi suoni e musica hai voluto produrre con il tuo nuovo progetto?
in generale perchè le cose cambiano e bisogna essere preparati al fatto che non è mai quello che era prima. bisogna sapersi rinnnovare, ridialogare con le situazioni. adesso sto suonando un po' con la musica elettronica perchè penso sia, come dire, un po' la nuova frontiera, mi interessa. lì credo che passino delle cose nuove e mi sto cimentando in questo nuovo genere.
hai lavorato anche in televisione. com'è nato questo lavoro, com'è stata la tua esperienza? quanto servono i mass media per lo sviluppo della musica italiana, soprattutto indipendente?
i mezzi di comunicazione servono, come dice la parola stessa, per comunicare, quindi se lì in mezzo si fanno passare dei discorsi un po' diversi, che non siano omologati è una ricchezza che servirebbe a tutti quanti, a tutti noi. personalmente ho iniziato a lavorare in televisione per caso, perchè avevo conosciuto andrea pezzi. era una cosa che ritenevo interessante. in questo senso credo che il genere televisivo avrebbe bisogno di essere contaminato da presenze esterne, perchè sta diventanto autoreferenziale. basta guardare quelli che sono i programmi televisivi, gli ospiti, di cosa parlano. quindi credo che sia necessario che persone esterne alla televisione comincino a prenderla in mano e inizino a fare qualcosa.
le critiche contro mtv secondo te sono giustificate? dovrebbe aprirsi di più verso la musica alternativa o seguirà sempre di più la sua strada?
qualunque critica ha ragione di esserci. poi ce ne sono alcune che sono fondate, interessanti, che riescono a colpire nel segno, mentre altre no. come qualunque tipo di realtà, una realtà che sa accettare le critiche ed elaborarle, farle diventare una risorsa credo che sia una cosa positiva per mtv. nessuno è esente da critiche. la differenza è questa. sia quando subisci delle critiche che quando le fai bisogna avere un'intelligenza costruttiva. a demolire una casa ci metti un minuto, a ricostruirla ci metti un casino.
quali sono i tre aggettivi che descrivono meglio mao come persona e la musica che fai.
non lo so, ho una pessima coscienza di me stesso, non ho idea. posso dirti tre aggettivi che mi piacciono: contaminato, rosso e qualcosa sul sorprendente, qualcosa che faccia sorprendere. per quanto riguarda la musica: elettronica, almeno sopra i novanta bpm, anche se non è un aggettivo. novantabipiemmata... e magari anche un po' sincopata.
quali sono i tuoi progetti futuri?
sto lavorando su diverse cose. da una parte c'è questa cosa elettronica e poi sto cercando di lavorare con altri ragazzi, altri gruppi. ho uno studio e quindi sto facendo girare questo studio. ho anche delle produzioni sui media, radiofoniche. ma poi soprattutto finire la tesi!
in cosa devi laurearti?
cinema. faccio la tesi su celentano.
in bocca al lupo! qual'è l'ultimo album che hai comprato?
quello degli underworld. molto raffinato.
rockon.it
"con la bici è
meglio. il messaggio di mao"
torino-internazionale.org
la
rivoluzione elettronica
mao presenta il nuovo progetto "bit reduce"
in principio era maoelarivoluzione. il gruppo torinese pubblica con questa
sigla due album: “sale” (novantasei) e “casa” (novantotto). poi dopo alcune
esperienze del poliedrico mao (al secolo mauro gurlino) in radio e per mtv, il
nome si accorcia al singolare diventando semplicemente e definitivamente "mao".
l'anno scorso il ritorno sulle scene musicali con “black mokette” e di recente
con “500!”, colonna sonora dell'omonimo film “on the road” dei registi giovanni
robbiano, lorenzo vignolo e matteo zingrian. ora per mao, dopo il rock
elettronico, la forma canzone e la contaminazione, si prospetta un futuro
indirizzato a una nuova ricerca di pura musica elettronica con il progetto bit
reduce.
cosa proporrai allo "spazio 211" di torino?
presenterò un lavoro al momento inedito che è improntato alla musica elettronica. sarà abbastanza dance anche se interverranno anche delle parti per chitarra. con me ci sarà luca gennaro, anche lui di queste parti. insieme proporremo questo progetto a due che si chiama “bit reduce”. musicalmente sarà un miscuglio nuovo, insolito, su cui stiamo lavorando insieme da sei mesi. per adesso prevediamo di fare un po' di serate di questo tipo per provarne il funzionamento. poi più avanti entreremo in studio per registrare il disco. comunque sarà un concerto particolare perchè faremo tutto le composizione nuove, ma non i vecchi pezzi del mio repertorio.
non è un percorso abituale suonare un inedito dal vivo per pubblicarlo successivamente.
no, sinceramente non lo è. ma è un percorso che io credo sia necessario perchè portando il lavoro subito in concerto di permette di vedere quale altra aria dare ai pezzi, come si svilupperanno i cambiamenti, come cambierà l'approccio con il pubblico, fino alla sua maturazione. è un lavoro che alla fine ha qualcosa di artigianale. torino poi è una città molto sensible alla contaminazione elettronica e all'avanguardia.
torino effettivamente si sta facendo conoscere per questo tipo di fusione tra rock ed elettronica.
sì, perchè nell'ultimo decennio la città è diventata una specie di laboratorio che ha deciso di lavorare su un campo nuovo. le esperienze che vediamo intorno ci dicono questo. non ci sono altri luoghi in italia, al di fuori di torino, dove si possa incontrare la stessa propensione musicale. qui è una dimensione già assimilata.
anche tu con gli ultimi due dischi sei passato alla mescal che nel genere è una garanzia.
il rapporto buono che ho con la mescal comunque è più lungo. infatti nei dischi precedenti, anche se non era la mia etichetta perchè ero con la virgin, la mescal si occupava del management.
“sale”, il primo disco a nome maoelarivoluzione, era stato anche prodotto da max casacci.
sì, max è stato il produttore del disco ed essendo lui uno dei subsonica ti fa capire quale era già allora l'ambiente di lavoro. oltretutto lavorare con la mescal è un onore perchè sa portare avanti un progetto ben definito nonostante tutti i problemi che ci possono essere con la produzione musicale in italia.
come consideri i lavori che fin qui hai realizzato?
è un po' presto per dirlo. io non ci penso perchè ogni passaggio è stato naturale e si è tradotto con immediatezza in ogni singola esperienza. sono sempre stato dentro a ognuna di queste cose e ho lavorato con un atteggiamento sincero. semplicemente c'erano dei valori che in quel particolare momento per me era bello o necessario esprimere. non inseguo una situazione solo perché può essere conveniente. la mia è la ricerca di un linguaggio che forse non ho ancora trovato, ma bisogna sempre continuare a cercare: a stare fermo non trovi più nessuna forza. e questa è la sperimentazione, l'indagine, l'integrazione di conoscenze diverse. come dicevamo prima, torino è particolarmente adatta a questo genere.
la collaborazione che ti ha fatto conoscere di più al pubblico comunque è stata quella con max gazzè nel novantanove.
sì, anche perchè max aveva appena fatto sanremo per cui c'era questa attenzione su di lui. la nostra collaborazione è nata in maniera molto semplice. io in quel periodo frequentavo molto roma e con max ci incontravamo in un posto che si chiama “il locale” dove facevamo delle jam sessions. ci siamo conosciuti lì, poi ogni tanto andavamo a casa sua. “colloquium vitae” è nata così, in queste prove che facevamo tra di noi. poi all'epoca in cui doveva uscire l'album, “la favola di adamo ed eva”, mi ha chiamato per inserire il pezzo e per cantarlo insieme. e poco dopo ne abbiamo fatto anche il video. per me max è uno dei musicisti pop più innovatori e interessanti che abbiamo.
e cosa mi dici di “500!”?
“500!” è una esperienza straordinaria nella misura occasionale in cui è stata realizzata. sai, scrivere delle musiche per un film vuol dire che devi metterle in relazione con le immagini, con una dimensione ancora più eterea. ed è stato un lavoro di grande libertà, perchè le musiche sono state tutte incise a casa mia con un semplice otto tracce. è stata la mia prima esperienza di artigiano: registrare e non soltanto comporre o suonare ti dà il senso completo di questo lavoro. ecco, ti posso dire che da lì in poi la mia carriera è cambiata, perchè si è modificata fisicamente la mia visione della musica. ne sono molto orgoglioso. forse è anche un po' cheap, povera, ma è ispirata.
la sua realizzazione è stata comunque rocambolesca. all'inizio non doveva neanche uscire come disco. poi è piaciuto molto e allora abbiamo deciso di mettere insieme il materiale per la pubblicazione. è stata una sorpresa, non c'era nessuna premeditazione sul disco. io pensavo solo alla musica per il film e basta. però il bello è che se non hai aspettative ti puoi sempre stupire. è stupido porsi ad ogni costo degli obiettivi ristretti, è molto meglio lasciare andare le cose in modo inaspettato.
oltre a “bit reduce” quali altri appuntamenti ti aspettano?
prossimamente ho intenzione di fare un programma a radio flash qui a torino.
vorrei fare un piccolo esperimento radiofonico invitando delle persone a
intervenire, facendo delle interviste non canoniche. anche in quel caso vorrei
lasciare andare le cose in modo assolutamente libero per vedere che sviluppi
possono avere.
pronti, "500!" e via...
partiamo, con mao alla guida di una colonna sonora di un viaggio, ovviamente
sulla mitica, buffa, ma fedele ed instancabile cinquecento. la voce delicata del
cantautore torinese si muove su di un rock elettronico, acido, stridente,
strusciante come pure su di una musica più atmosferica, esplorativa ed
ipotetica, con quello spruzzo d'onirismo tipico delle situazioni avventurose,
ove ci si imbatte in cose estranee e la lontananza rimane dove è sempre stata,
da nessuna parte ed ovunque. in viaggio capita che si urtino le cose, che si
cada, si abbassi lo sguardo per poi risollevarsi, cambiati da qualcosa che prima
non ci apparteneva. in viaggio ci si anestetizza da tutto ciò che è la
quotidianità, che ci lasciamo alle spalle. non si piange, non si ride, anche se
fisicamente questo avviene, ma si muta. si entra in tunnel, che, all'uscita, ci
fan riscoprire una nuova luce, più viva, dolorosa per brillantezza, che ci fa
stravolgere i nostri piani. volevi restare tutto solo ed invece hai incontrato
me... ventuno brani, di cui solamente cinque cantati ed una "marcetta"
fischiata. mao con andrea bruschi, attore del film, in "if you really come to
italy", un po' bossa nova, e "emotion", col violoncello di zoe harmswoth in "io
viaggio" e "qualcosa di estraneo", con claudio bovo nel gospel "i wake up this
morning", "everybody let's work" performing village nipple, cantata da andrea
bruschi, su programmazione di federico bersani begey. la colonna sonora
incuriosisce, fa pensare ad un film vintage-psichedelico. play - pause - stop -
ff - rew - rec - replay - pause - stop... but the most important thing is to
play, and so leave all your problems behind and play your life.
landscape.it
interessante la
prova di mao, poliedrico musicista (ma non solo: dee-jay, collaboratore di mtv,
attore) dal passato denso di esperienze artistiche (maoelarivoluzione ebbero
una discreta visibilità a metà anni novanta), che si presenta con questo "500!",
colonna sonora dell'omonimo road movie italiano girato da genova e la spezia e
fra gli splendidi paesaggi marini delle cinque terre. qui la musica è quasi da
camera, con atmosfere crepuscolari ed avvolgenti che spaziano a trecentosessanta
gradi fra gli interessi musicalmente variegati di mauro gurlino, in arte mao.
per realizzare le musiche del film mao si avvale di diverse collaborazioni, fra
le quali quella di andrea bruschi (voce in "io viaggio") e claudio bovio (voce
in "if you really come to italy"). il risultato del tutto è sicuramente
piacevole. ottimo brano ad esempio "io viaggio", dalle atmosfere western
affascinanti, quasi da sogno. anche l'intensa ballata "qualcosa di estraneo" non
lascia indifferenti, mentre "if you really come to italy" è una divertente bossa
nova. qualche schitarrata al limite del punk-rock la ritroviamo in "wilde wilde
word", peschiamo una sorta di gospel in "i wake up this morning", e troviamo un
remix dei bronsky beat in "nico box". per non dimenticare echi di daniel lanois
in "spiaggia" ed il blues distorto di "supermarket". insomma mao si diverte,
suona un po' di tutto, carica la colonna sonora di musica fluida e spontanea,
confezionando un prodotto intelligente e, per certi versi, sorprendente.
radioclash.it
il tipico disco che non ti saresti mai aspettato. una colonna sonora, scritta per un film che ignoriamo completamente, che dà l’occasione al cantautore torinese di abbandonare le bassezze commerciali perpetrate a mtv insieme a due celebri celebrolesi come andrea pezzi e morgan, per tornare a scrivere musica seguendo il suo istinto di scrittore anticonformista, genuino e soprattutto bravo con la sua fedele sei corde. ben ventuno canzoni distribuite in appena quaranta minuti di running time: ogni brano, breve e diretto, arriva subito al cuore del discorso, al centro della melodia, privilegiando un approccio low-fi, acustico, intimista. una visione crepuscolare e gentile del mondo particolare e affascinante di mao, che qui insegue certo post rock, il beck acustico degli album scritti per le indie-labels, in un certo senso un album che guarda alla tradizione americana inglobando anche certe venature country e folk, sapientemente centrifugate in un caleidoscopio luminescente che contempla molti altri generi - la lounge, la bossanova, l’easy listening, financo il techno pop e la disco music della conclusione… - riuscendo tuttavia, grazie al talento e alla tecnica, ad amalgamare queste fonti disparate e solo apparentemente antitetiche entro una visione d’insieme godibilissima e orecchiabile, che si ascolta tutta d’un fiato, vista anche la brevità delle esecuzioni proposte. “strani anelli” e “interim lovers” (che titolo!) sono due pezzi ambientali che anelano allo spazio sidereo, “wilde wilde world” (un hard rock melodico) e “if you really come to italy” gigioneggiano con luoghi comuni usando l’arma dell’ironia, “e-motion” è folk del mid-west, “supermarket” si rifà alla “i’m waiting for the man” di velvettiana memoria, tutto l’album risulta essere a fuoco grazie all’approccio acustico, confidenziale e genuino con cui vengono espresse le canzoni, ma le sorprese non mancano, e per rendersene conto è sufficiente arrivare alle due tracce conclusive: “nico box” non è altro (e scusate se è poco…) una cover camuffata e memorabile della splendida “smalltown boy” dei bronski beat, una versione strana ed elettro-acustica della celebre hit di jimmy somerville, mentre “everybody let’s work” è disco music caciarona tutta da ridere, intelligent-maranza che solo un intellettuale come mao avrebbe potuto scrivere. complimenti a lui, dunque, perché “500!” è un disco che, seppur relegato all’oscurità, ha nel suo codice genetico tutti i crismi del “piccolo capolavoro”.
musicclub.it
mao interpreta il ruolo di un meccanico in “500!”, film di tre giovani registi.
il cantautore firma anche la colonna sonora, pubblicata dalla mescal.
musicalnews.com
la fortuna di mao è fatta a
forma di monetina. ovvero il metallico lasciapassare al suo personal juke box
che ha fagocitato quasi cinquant'anni di storia del pop. un tempo il soldo
tintinnava nella cucina di andrea pezzi, sottolineando le immagini della
trasmissione "kitchen". oggi disegna musiche per le atmosfere di "500!", un road
movie all'italiana profondamente voluto da giovanni robbiano, lorenzo vignolo e
matteo zingrian, registi della pellicola. e, per dare colore al film, l'artista
torinese sceglie quasi sempre tinte pastello. gradazioni lo-fi che danno al
lavoro una dimensione quasi "da camera". una monetina e "io viaggio" suona come
una b-side di badly drawn boy, un'altra e "if you really come to italy" pesca
nella lounge più ironica, ancora una e "nico box" fa il verso ai bronsky beat di
smalltown boy. chiusura divertita con "everybody let's work" che sembra cantata
dai membri più remissivi dei village people.
vinile.com
negli ultimi anni i vari
impegni televisivi lo avevano tenuto un po’ lontano dalla musica, limitandolo a
qualche comparsa come ospite in dischi di altri artisti. queste esperienze
televisive, però, hanno messo in mostra le sue abilità di "comunicatore" a
trecentosessanta gradi, capace di esprimersi sia attraverso la musica che
attraverso le onde radio o tv. ma con "black mokette" mao torna finalmente ad
occuparsi di canzoni sue a tempo pieno. dai tempi di maoelarivoluzione ai più
recenti periodi che l’hanno visto protagonista del carrozzone mtv, mao si
confessa ai nostri microfoni...
sei tornato ad occuparti di
musica a tempo pieno dopo quattro anni: come mai questa scelta?
perchè no? perchè mi piace!
in realtà non è che io me ne sia mai andato dalla musica: è stata solo una
questione di occasioni. c’è stato questo periodo in cui ho avuto la possibilità
di fare questa esperienza televisiva che mi ha permesso di fare determinate
esperienze, ma non ho mai pensato di smettere di fare musica, perchè è proprio
la mia passione.
fra tutte le esperienze
professionali che hai avuto, dalla radio, alla tv, alla musica, qual è quella
che ti ha dato di più o che hai amato maggiormente?
chiaramente in ogni
situazione, ognuno trova il modo di riuscire ad inventarsi qualcosa di suo.
però, con la musica, ho cominciato ed è quella dove ho più possibilità di
esprimermi e di raccontare le cose che sento, ed inoltre è anche il più
complesso. in questo senso è sicuramente il luogo dove mi ritrovo, dove vado a
ricercare l’inspirazione. anche perchè fare musica non significa solo "farla",
ma anche ascoltarla... ed io non rinuncerei mai all’ascolto. sono due cose
connesse... anzi, proprio perchè una persona ascolta musica, gli viene voglia di
farla e di confrontarsi con altre cose.
com’è, per un musicista,
lavorare ad mtv e vederla un po’ "dall’altra parte"?
ti serve a cambiare un po’ la
visione e ti aiuta a vedere come la musica viene sentita, utilizzata e
riprodotta da chi non è un musicista. quindi può servirti come esperienza, ma in
generale quando fai televisione fai televisione, a prescindere che tu stia
lavorando in un’emittente musicale piuttosto che in una di salute: sono due cose
completamente diverse. il fatto che lì ci si occupi di musica invece che di
qualcos’altro è solo uno dei tanti aspetti... insomma: non è così vicino al
fatto di suonare.
con questa esperienza hai
avuto anche molta più notorietà: credi che questo abbia cambiato il tuo
approccio verso la musica?
non vedo cosa possa cambiare
la notorietà nell’approccio alla musica... nel momento in cui fai un disco, non
è che pensi a chi ti possa ascoltare. un disco, dal momento che lo può ascoltare
chiunque, non ha senso pensare a chi lo possa ascoltare... nel momento in cui lo
scrivi, l’unico ascoltatore di riferimento sei te stesso. quindi la notorietà
non ha niente a che fare con tutto ciò... anzi, è bello, una volta finito tutto,
vedere cosa succede agli altri quando ascoltano quello che tu immaginavi in un
modo... per esempio, l’hai ascoltato il disco? cosa ne pensi?
mi piace la sua atmosfera
leggera ed un po’ spensierata.
ah... l’hai trovato
spensierato? beh... mi fa piacere perchè, nel momento in cui l’ho scritto, era
tutt’altro che spensierato.
beh... ma alla fine mi sembra
che ci sia sempre un certo ottimismo di fondo...
certo, certo... ma quello è
il risultato di tutta un’operazione... per questo ti dicevo che dal mio punto di
vista non è spensierato: perchè quello che ascolti è il risultato
dell’elaborazione di situazioni che io ho vissuto con grande paranoia. ed essere
riuscito a farne delle canzoni leggere ed ottimiste, ma leggere intese nel senso
più ampio della parola, mi fa molto piacere. e mi fa molto piacere che tu
l’abbia trovato spensierato: perchè era proprio l’impressione che io ho voluto
dare. è proprio questo che mi piace della musica, come di qualsiasi altra forma
d’arte: ti da la possibilità di rielaborare delle situazioni che magari tu hai
vissuto in un modo, e tirarne fuori qualcosa di completamente diverso. credo che
sia uno degli effetti più devastanti che ha la musica e "l’altra" musica in
particolare.
qualche mese fa sei stato
anche l’inauguratore del tora! tora! festival: come è stata questa esperienza?
mah... per me è stata un po’
una doccia fredda perchè non suonavo dal vivo da più di due anni quindi con il
gruppo non eravamo ancora molto sciolti, e ci siamo trovati a suonare con gruppi
che avevano dei tour alle spalle. comunque, a parte queste che
sono state solo magagne mie, è stata un’esperienza sicuramente da ripetere
perchè il fatto che ci siano dei gruppi in italia che si mettono d’accordo per
far sentire la loro voce, che non è sicuramente la voce del mainstream, è
sicuramente una cosa molto positiva e può essere la scintilla per dar vita ad un
sacco di altre cose...
speriamo...
noi ce lo auguriamo! perchè,
in generale, altrimenti il panorama è assolutamente pilotato e privo di stimoli
veraci che abbiano a che fare con delle situazioni reali, locali, o che
rappresentano delle sottoculture. purtroppo, essendo il mercato italiano molto
ristretto e costantemente in crisi, le cose che passano, o sono preconfezionate
dall’estero, oppure si fa una fatica incredibile ad emergere in qualunque
realtà... io me ne rendo conto perfettamente, nonostante cerchi in qualche modo
di farmi carico di queste cose avendo a che fare con un’etichetta come la mescal
che sicuramente non è una major, con tutti i pro e i contro che questo comporta,
ma che difendo sempre a spada tratta perchè credo che sia l’unico sistema per
dare modo a cose diverse di esprimersi tenere in vita queste realtà e
supportarle, per quanto mi riguarda con la mia musica, ma credo che chiunque
possa trovare il modo per sponsorizzare queste realtà che sono, secondo me,
fertilizzanti e vitali.
tornando al disco, ci sono
pezzi con ritmiche ed atmosfere molto diverse fra loro: come è nato? c’era un
progetto di base o è nato tutto un po’ "per caso"?
possiamo dire che, quando ci
siamo trovati io e morgan a decidere quello che avrebbe potuto essere la
scaletta, avevamo molte più canzoni rispetto a quelle che ci sono sul disco. in
generale, poi, non fai delle scelte che mirino ad un effetto "teatrale", ma fai
delle scelte d’impulso perchè ti sembra che alcuni di pezzi siano più riusciti
di altri e ti sembra che in questo modo si riesca a dare un tono a tutto il
disco. c’erano circa trenta canzoni all’inizio: ne abbiamo scelte un terzo per
cercare di avere questo effeto lp.
ci sono anche diverse
collaborazioni: oltre a morgan, ci sono luca urbani dei soerba, o federico
zampaglione dei tiromancino; come sono nate? e quanto hanno influito sul lavoro
finale?
per me, più che
collaborazioni, sono state delle conseguenze di frequentazioni che ho avuto sia
prima che durante la lavorazione del disco; federico dei tiromancino è uno dei
miei più cari amici, ci conosciamo da cinque o sei anni, quindi ha sempre
vagliato i miei lavori e quello che stavo combinando e, nel caso di "senza
zucchero", abbiamo sviluppato insieme il testo. lo stesso discorso vale per luca
urbani, anche se lo conosco da meno tempo ma, avendo vissuto per circa due anni
a milano, ci siamo frequentati spesso. insomma, non sono state collaborazioni
del tipo "voglio lavorare con tizio e con caio": questo ha di differente
rispetto a quello che io considero collaborazioni; sono persone che io
incontravo normalmente ed alle quali io sottoponevo il lavoro.
visto che prima ai citato
"senza zucchero", in quel pezzo c’è una frase che dice "dal momento che le
risposte non ci sono, scelgo quella che mi fa stare meglio": io ho avuto
l’impressione che questa sia una delle frasi con cui si può riassumere
l’atmosfera o la "filosofia" del disco... tu cosa ne dici?
possiamo prenderla... si...
perchè no... però è anche una frase abbastanza disarmante perchè credo che noi
siamo tutti educati ad una capacità di "localizzare" le cose ed al fatto che
all’origine ci sia sempre un vero ed un falso, invece poi maturando e facendo le
tue esperienze di vita, ti accorgi che non è sempre così ed il luogo dove ci sia
qualcosa di giusto o qualcosa di sbagliato, te lo devi inventare! insomma: è un
discorso molto più amplio e complesso che sinceramente, per quanto mi riguarda,
mi è costato e mi costa molto come consapevolezza! però questo non significa che
dobbiamo prenderci male o andare in una spirale di disillusioni ma, al
contrario, bisogna lavorare sempre di più con le illusioni, ma in maniera sana e
renderci conto che l’artificio è fondamentale rispetto alla vita, per così dire,
"reale".
c’è una canzone a cui tu sei
più legato?
la canzone a cui mi sento più
legato attualmente potrebbe essere "io me lo voglio permettere". la trovo
abbastanza significativa per quanto mi riguarda e fa un effetto forte ogni volta
che la canto.
in generale cosa ascolti
maggiormente?
ultimamente fra le cose che
ascolto di più c’è l’ultimo dei new order. poi ho sentito moltissimo tutta scena
new acustic, che mi piace molto e credo che anche dal vivo cercherò di mettere
un po’ di queste influenze.
a proposito di live: quando
sarai in tour e come sarà strutturato lo spettacolo?
partiremo a novembre ed andrà
avanti almeno fino a fine anno, o anche dopo. lo spettacolo lo stiamo costruendo
in questi giorni... anche se, sinceramente, la cosa che mi piacerebbe fare è non
limitarmi a fare un concerto che sia solo una raccolta di canzoni, ma riuscire a
dare una tensione ed una dinamica, un po’ come uno story board dove le immagini
sono le canzoni: credo che sarebbe una cosa abbastanza affascinante! poi penso
che andrò sul palco con una formazione abbastanza distante da quella che ha
suonato nel disco, quindi con i brani molto riarrangiati.
in futuro ti occuperai solo
di musica o continuerai a spaziare fra esperienze diverse?
a me piace fare canzoni, cioè
"canzonare", quindi far prendere alle cose una piega che normalmente non hanno,
e credo che la musica sia una delle forme più adatte per questo tipo di
attività. però, in generale, io i professionisti li disprezzo e mi sento un
artigiano... per "professionisti" intendo quelli che "professano", che hanno una
sorta di cattedra ed un atteggiamento un po’ accademico verso le cose: io
diffido un po’ di questi atteggiamenti; preferisco avere una certe elasticità e
valutare le situazioni come capitano... questo non significa lavorare in modo
superficiale, anzi, tutt’altro! significa essere disponibili a cambiare le cose.
kronic.it
personaggio unico nel
panorama italiano, perennemente in bilico tra la sua musica e la tv, abbiamo
incontrato mao prima di salire sul palco...
qual è
l'evoluzione da “casa” a “black mokette”?
la
questione dell'evoluzione secondo me ci potrebbe trarre in inganno. è un po'
come dire che il disco che fai dopo è sempre più figo di quello che fai prima. io
trovo che siano delle cose diverse. credo che un disco sia un atto di traduzione
di una situazione che tu vivi. in qualche modo quella situazione verrà vissuta
diversamente negli anni. io non la porrei come una questione di evoluzione, la
porrei come una questione di cambiamento. innanzitutto “casa” era un disco fatto
comunque con una band che suonava ed era un disco fatto il più semplice
possibile. l'arrangiamento era proprio rock: due chitarre, basso e batteria e
via. ”black mokette” parte invece da tutto un altro presupposto. le canzoni le
ho scritte da solo e le ho provate da solo a casa, ho registrato io col quattro
tracce. poi con morgan ho cercato di fare un discorso d'arrangiamento.
inseguivamo un po' i classici, un po' come se ”black mokette” fosse una sorta
di film in costume. io credo che se fossi un regista farei un film in costume
quando avessi delle cose da dire rispetto a quello che mi succede ma, sentendo
di non poterle dire così per quello che sono, cercherei un espediente retorico.
potrei dire: ok, non siamo qua, siamo nel sessantotto, ad esempio. questo è il
presupposto dal quale siamo partiti. noi volevamo fare un disco surf, perché ci
sembrava una maniera figa e di raccontare un po', in maniera ironica, di
situazioni e di storie che sono nelle canzoni. poi stavamo a milano e non ci
riusciva proprio di fare un disco surf. è impossibile fare un disco surf a
milano, neanche al parco acquatico! quindi è venuto fuori un disco che credo sia
abbastanza raffinato come tipo di arrangiamenti perché richiama vagamente un
alone progressive. mi è capitato di risentirlo di recente e mi sembra un po'
progressive: “ma che è 'sta roba?”, mi sono detto. questo dipende dal fatto che
eravamo nello studio di pagani, il next, pagani che arriva col violino...
(risate)
quanto ha
influito morgan in ”black mokette”?
se
dobbiamo quantificare il valore di morgan dobbiamo dire che sul disco c'è
scritto: produzione artistica morgan e mao. quindi diciamo a metà. se dobbiamo
qualificare il discorso è diverso. con morgan la cosa più bella riguarda gli
ascolti musicali. non mi sono mai divertito e non ho mai trovato così feeling. è
strano l'ascolto musicale perché a seconda delle persone con le quali condividi
questa cosa tutto ti può apparire in maniera diversa rispetto a quello che avevi
sempre sentito. con morgan abbiamo avuto una sintonia rispetto ad una serie di
dischi, da bowie ad appunto i beach boys ad alcune cose dei beatles che ci ha
proprio divertito ascoltare insieme. quindi cercare di riprodurre facendo un
lavoro nostro. la cosa incredibile di morgan è che credo sia un musicista
grandioso. io ne ho conosciuti almeno, per quella che è la mia piccola
esperienza, pochissimi così preparati, così eclettici. parla diversi linguaggi,
sa che cosa è il rock, ma sa anche cos'è la musica classica. è stato per me come
se qualcuno avesse aperto la porta rispetto ad un modo di lavorare, un modo di
lavorare che è molto artigianale. significa proprio: com'è che la facciamo
questa roba? mettiamo questo, colleghiamo quello. questo è quello che mi ha
lasciato di più questa collaborazione.
riesci a
dare un aggettivo ad ogni tuo lavoro?
bella
sfida. allora: maoelarivoluzione direi che è la discesa, adesso ho già
toppato con l'aggettivo... (ride)
va bene
anche un piccolo pensiero...
è la
discesa nel mondo della musica nel quale devi vendere i dischi. direi
sorprendente. poi “casa". romantico, un disco romantico. ”black mokette” è un
disco che comincia a prendere in considerazione il fatto che le cose si
concludano e che comunque la conclusione è fondamentale per poter aprire nuove
vie. non è un cazzo chiaro, eh?... (ride) adesso a me verrebbe da dire funebre,
però mi rendo conto che così non rende. funebre nel senso lato. il fatto stesso
che si muoia significa che una serie di robe si conclude. nel tuo cammino dovrai
imparare ad integrare questo pensiero. all'inizio pensavo: “ok ragazzi,
partiamo”. che problema c'è? invece ”black mokette” no. c'è proprio il senso di
fine. ma non è un qualcosa di negativo. è semplicemente: accorgiamoci di questo.
”black mokette” è un tentativo di raccontare questa presa di coscienza. io ho
chiamato il disco mokette nera non a caso. mi sembrava un modo non pesante per
descrivere questo. non è la questione della morte, è la questione della
conclusione, che è una roba importante. è una cosa che dà dignità ed ironia.
accorgersi di quando qualcosa è concluso significa dare un taglio. in qualche
modo significa anche essere responsabili. trascinare le cose, pensare che sia
tutto infinito e che non ci sia necessità di cambiamento trovo che sia una
questione da pazzi. mentre la mia è una questione da folli.
e “500!”?
ah, “500!”
è casalingo. veramente un disco fatto a casa, con le mani, da solo, come se
fossi stato un panettiere. non pensavo neanche di fare un disco mentre lo stavo
facendo. da questo punto di vista anche più spontaneo.
sei qui
con max gazzè. quanto contano per te le collaborazioni, pensando anche a quello
che mi hai detto di morgan?
le collaborazioni le trovo
una delle cose più interessanti. a me piace collaborare con chicche sia,
associarmi. stasera farò una canzone con max, poi non si sa. con lui è sempre
così: potrebbe dirmi di rimanere per farne altre. si diverte così.
la tv vista da mao
sicuramente ce lo ricordiamo
sullo sgabello di "kitchen" (trasmissione condotta da andrea pezzi su mtv) a
suonare la sua inseparabile chitarra. oggi, in compagnia di valeria, conduce su
mtv una trasmissione tutta sua: "romalive". si chiama mao ed è un ragazzo
simpatico, cordiale e soprattutto disponibile a parlare con noi di "romalive",
e di tante altre cose.
sono passate circa due
settimane dall’inizio di "romalive". quali sono le tue prime impressioni?
intanto la diretta,
sicuramente emozionante ma altrettanto caotica. un vero delirio. e poi il sito
che sta andando alla grande e che penso ci riserverà molte sorprese. la
possibilità di sentire l’opinione di molte persone è qualcosa di stimolante per
chi segue la trasmissione.
pensi che "romalive" sia più
una trasmissione televisiva o un sito web?
è soprattutto un "sito" a
cui è agganciato un programma tv. e con questo voglio dire i sondaggi, la
classifica e chiaramente le opinioni di chi ci segue. per una volta tanto è come
se il microfono passasse da una parte all’altra dello schermo.
sul sito di "romalive" è
presente anche la classifica dei venti argomenti più discussi. come sta andando?
ai primi posti della
classifica non ci sono gli argomenti più graditi, bensì quelli più commentati.
infatti sul sito arrivano continuamente commenti e preferenze che fanno salire o
scendere una cosa rispetto all’altra in tempo reale.
tra poco uscirà il tuo album...
ebbene sì. ho terminato
l’incisione della parte strumentale dell’album. proprio in questi giorni, qui a roma, contiamo di registrare le parti vocali per poi passare al mixaggio. la sua
uscita è prevista per fine aprile, al massimo ai primi di maggio. nel frattempo
vi "beccherete" un po' di concerti in giro per la città.
ha già un titolo?
si intitolerà "su misura".
quali sono le tue preferenze
musicali?
ultimamente ho per le mani
un’antologia dei beegees. mi è tornata “sta botta” di disco. poi ascolto, ed
era un po’ che non lo facevo, "emotional rescue". un grande disco dei rolling
stones che soddisfa tutto il mio attuale bisogno di chitarre elettriche.
pensi che internet possa
soppiantare la televisione?
penso di no. ormai è
acquisito il fatto che si proceda per integrazione. mi auguro solo che internet
smuova un po’ la situazione in cui si trova oggi la televisione in italia che
trovo quasi drammatica. ha perso quella che doveva essere la sua "vocazione"
originale: ovvero sia un mezzo di comunicazione in cui possono svilupparsi e
convivere una serie di esperienze diverse. invece è diventata una bandiera, il
"manifesto estremo" dell’omologazione, del consumo di massa e della capacità di
schierarsi. il più grande errore commesso dalla televisione pubblica è quello di
aver tentato di fare concorrenza a quella privata perdendo la sua peculiarità.
allora che ci fai tu in
televisione?
ho deciso di fare questo
programma e quindi di ritardare l’uscita del mio disco per due ragioni. il primo
motivo che mi ha spinto è stato quello di trasferirmi a roma. inoltre "romalive"
mi sta dando la possibilità di dire la mia... e non è poco! penso che "romalive", rispetto ai classici talk shows
in cui non si fa altro che confermare schieramenti e opinioni già esistenti, ci
dà la possibilità di valorizzare quelle che sono le "differenze". io ritengo che questa sia una cosa
fondamentale.
qual è il tuo rapporto con la tecnologia? da internet ai cellulari...
essere per esempio contrario
al cellulare in italia sarebbe una presa di posizione troppo "forte".
bisognerebbe giustificarla e io non ho molti argomenti a riguardo. io ce l’ho il
cellulare, quasi come tutti. sicuramente la tecnologia funziona un po’ da "spauracchio". con l’ambizione di essere sempre
supertecnologici si perde di vista il vero motivo per cui ce ne serviamo. che
non è certo quello di essere più alla moda o più fichi degli altri.
chiaramente senza arrivare a demonizzare l’oggetto in sé. forse bisognerebbe
solo prendersi un po' più in giro e rendersi conto che spesso se ne fa un uso
eccessivo.
se ti dico "grande fratello"
tu che mi rispondi?
che forse sarebbe stato
meglio chiamarlo "grande sorella"!
"romalive": mtv generation
il segreto di "romalive"? semplicemente quello di dare molto più spazio alla
musica e alle immagini che non alle parole. ritmi serrati, sorrisi e telefonate
in diretta.
sono adolescenti. un movimento di giovani sparsi in tutto il mondo che si
identificano in qualcosa di unico ed indissolubile. il nemico di oggi è lo
stesso di allora: gli adulti. se lo strumento con cui combatterlo. cinquant’anni
fa’ era il “diabolico”rock’n’roll , oggi basta accendere la “scatola magica” e
sintonizzarsi su mtv. la prima televisione interamente dedicata ai giovani, ai
loro gusti, al loro sfrenato bisogno di svago. e per lo più fatta da giovani
(gli osannati vjs). il segreto? semplicemente quello di dare molto più spazio
alla musica e alle immagini che non alle parole. ritmi serrati, sorrisi e
telefonate in diretta. sembra poco ma in realta’ mtv ha rappresentato qualcosa
di davvero innovativo all’interno del panorama televisivo internazionale. mtv è
il frutto dei tempi che corrono, è il risultato di quel costante processo di
globalizzazione cui sta puntando l’intero mondo della comunicazione. ciò che
conta più di ogni altra cosa è infatti raggiungere il maggior numero di persone
possibile ed interagire con loro mediante un linguaggio semplice ed immediato. e
chi più di un sedicenne può restare incollato allo schermo per ore ed ore? forse
un diciottenne, ma poco di più. insomma, nel mondo degli hamburgers, della
playstation e della televisione, ecco sopraggiungere un qualcosa che possa
contenere tutto questo: mtv. un marchio, un punto di riferimento, un modus
vivendi per milioni e milioni di adolescenti. lunedì quattro dicembre è partita
"romalive", una striscia giornaliera (dalle diciannove alle venti) in diretta da
un megastore del centro di roma (onyx). la conduce mao, già collaboratore di
andrea pezzi in "kitchen". durante la prima puntata della trasmissione centinaia
di giovani si sono riversati in via del corso per essere veri protagonisti e non
semplici spettatori. pur essendo quest’ultimo il messaggio lanciato
dall’emittente, le aspettative dei tanti presenti si sono rivelate vane. anzi
sono stati addirittura allontanati per dei non ben identificati “problemi di
ordine pubblico”. la direzione dell’emittente intanto promette un prossimo
coinvolgimento diretto del pubblico nella struttura del programma. staremo a
vedere.
leonardo.it
ventisei
marzo duemilaquattro. lo spazio dedicato all’headliner l’ultimo venerdì è
occupato dal ritorno sulle scene di un grande della musica indie: mao. dopo anni
di silenzio lo troviamo cambiato. ci offre musiche e situazioni godibilmente
minimaliste che propagano dal palco anche qualche nota colta che i presenti
mostrano di non gradire particolarmente. il suo repertorio questa sera è
composto dalle sue nuove produzioni accompagnate dalla proiezioni di immagini
tratte da film e girati in città. il professionista, chitarra imbracciata,
spiega, canta e suona. un set elettronico arricchisce ed incornicia. il tutto
non delude.
rockit è con mao...
...e mao è con rockit! quindi
rockdamned!
siamo in uno scenario
abbastanza accattivante, al mare, sulla sabbia, sotto il sole, con il palco alla
nostra...
dipende... per me è alla mia
sinistra...
e per me è alla mia destra...
però questo è un palco che
dobbiamo immaginarci circolare, perchè il concerto si svolgerà sia davanti, che
di dietro. e anzi, probabilmente i più fortunati saranno sulla battigia, dietro,
a sentire i suoni ed a vedere le schiene dei protagonisti.
allora rimango dietro!
rimani dietro, non si sa
mai...
questo bel palco è quello del
tora! tora! festival, che finalmente è nato. questo progetto di festival
itinerante del rock italiano ha uno scopo ben preciso. tu cosa pensi di questa
idea del festival?
io penso che evidentemente
sia un'idea sana, e quindi quando mi hanno invitato sono stato più che contento
di parteciparvi, anche perchè nella mia concezione questo qui è un punto di
partenza per fare delle robe, per cominciare a mettere in moto un sistema
alternativo che però in quanto tale debba vedere la situazione come qualcosa di
scontro, ma come qualcosa di differente. e quindi penso che un segnale come
questo possa mettere in moto questo tipo di iniziativa. perchè è importante. ed
è molto più economico, molto più facile immaginarsi una logica di scontro, che
non invece riuscire a capire che cazzo vuoi dire tu di diverso, e quindi come
fare in modo che questa roba venga fuori. perchè poi il messaggio deve anche
contemplare il fatto di quello che utilizzi per mandare avanti questo messaggio,
quindi se vai nei soliti canali sarà difficile dire qualcosa di nuovo.
quindi è anche un messaggio
alla discografia, alla radio, alla promozione della musica italiana?
sì, ma anche al pubblico. ed
anche a noi stessi. è un po' come la questione del palco, non è che succede
soltanto davanti, succede anche dietro. quindi in questo senso è importante
esserci, ma in generale dovrebbe essere qualcosa che contagia qualunque
situazione che in qualche modo possa venirvi in contatto.
se voi non ci credeste in
questa cosa, probabilmente non sareste qui!
figurati, poi tra musicisti,
così come siamo... per metterci tutti quanti insieme deve esserci qualcosa di
valido, se no è difficile mettere due musicisti d'accordo.
stasera sei anche all'esordio
dal vivo con "black mokette", il tuo terzo album. io spesso ero alle officine
meccaniche ed ho origliato durante le registrazioni... cosa ci racconti?
guarda, su questo disco era
un bel po’ che ci stavo lavorando. avevo in mente un po’ di robe, un po’ di
progetti, ho fatto anche una colonna sonora nel frattempo, prima di fare uscire
il disco. poi ad un certo punto avevo una trentina di canzoni, ed ho avuto la
fortuna ed il piacere di incontrare morgan, e quindi insieme abbiamo cominciato
a lavorare a questo disco, però tipo ad ottobre dell'anno scorso. poi ci sono
state un po' di traversie, cioè, abbiamo avuto un po' di casini sia io che lui, e finalmente circa due settimane fa abbiamo concluso il lavoro. è una roba dove
abbiamo suonato quasi tutto io e lui, alla batteria ha fatto qualcosa sergio,
però la roba strana è che abbiamo pensato al disco proprio come se fossimo una
band classica, quindi con gli strumenti vintage, chitarre, bassi, un sacco di
piani, tastiere, synth analogici... e vorrei fartelo sentire!
cosa ci
dobbiamo aspettare rispetto ai tuoi precedenti, a “sale” e “casa”?
io
preferirei farvi una sorpresa!
ok, allora
lo aspettiamo... tu sei soddisfatto?
io sì...
però sai, la soddisfazione non è che basti. come fattore per la soddisfazione
devi anche contemplare il tempo. in questo momento sono soddisfatto.
rockit.it
disteso su un divano in una
lounge dalla "black mokette", mao si lascia andare a confessioni sul suo terzo
disco (co-prodotto da morgan dei bluvertigo, che duetta con mao in una delle tre
versioni del singolo "prima di addormentarmi"), sulla musica, sulla tv... un
flusso di pensieri, prima di addormentarsi.
è molto "carico" mao, che riparte sul circuito dela promozione con "black mokette", quattro anni dopo "casa". carico, ma a tratti anche un po’ amaro, soprattutto quando parla della scena musicale italiana, lui che la vive su quasi tutti i fronti.
è stato difficile rimettersi in pista?
in realtà non ho mai totalmente staccato la spina dalla musica, ma l'essere stato “dall'altra parte” ha contribuito a vedere tutto il meccanismo in maniera diversa. quello che noto è una quasi totale mancanza di ironia e di autoironia, sia da parte dei musicisti che dei media.
"black mokette" è un titolo singolare. come ti è venuto?
è emerso durante le registrazioni. ci è piaciuto perché la mokette è un elemento anni settanta e “black” dà l'idea di un certo tipo di musica , si ricollega facilmente al funky.
come mai una scelta così marcata verso le sonorità degli anni settanta?
è un tentativo di recuperare un periodo in cui la musica italiana aveva qualcosa di forte da dire anche all'estero. è stata una scelta di ricerca di basi da cui partire, prima che una scelta estetica.
com'è nata la collaborazione con morgan dei bluvertigo, la cui presenza nel disco è pressoché costante?
ci siamo conosciuti ad una festa. sono veramente contento di aver lavorato con lui. ho sempre apprezzato la sua musica, e in un'ipotetica lista di musicisti italiani, non c'è qualcuno con cui avrei voluto collaborare prima di lui.
il tuo rapporto con l'elettronica procede un po' a strappi, mi sembra...
credo che ogni disco abbia una storia a sé. quando ho fato "sale" avevo voglia
di giocare con l'elettronica. con il secondo disco ho abbandonato questo tipo di
idea.
la scelta della sonorità viene prima di tutto, anche cronologicamente?
ma no, dipende... non puoi fare un disco pianificando troppo. se scrivessi dei romanzi harmony probabilmente potrei... ma facendo musica non funziona.
sei vj di mtv, dj su radio dee-jay, attore, collaboratore di andrea pezzi,
musicista: qual'è l'ordine degli addendi?
non c'è un ordine. cerco di portare in tutto quello che faccio lo stesso tipo
di sensibilità. si tratta semplicemente di facce diverse di una stessa
occupazione.
dato il tuo punto di vista privilegiato, che cosa pensi di questo periodo della musica italiana.
penso che ci sia una crisi e che parta dall'alto. non c'è nessuna politica di sostegno e nessuna idea: tutti si meravigliano del periodo di splendore della musica francese, ma lì c'è stato chi ha dato ai giovani l'opportunità di suonare. perché da torino arrivano alcune decine di gruppi? perché ci sono state iniziative che hanno consentito di suonare in sala registrazione a cinque mila lire l'ora. per non parlare di quanti si lamentano della pirateria; ma perché si è cancellato il noleggio dei cd, che invece l'avrebbe frenata? bastava portare il noleggio a sette mila lire, destinandone tre mila ai diritti d'autore e il problema della pirateria sarebbe scomparso.
quali sono i tuoi programmi futuri con mtv?
di sicuro non rifaremo “romalive”, era un programma con un target sbagliato. in
futuro non so, adesso penso a promuovere il mio disco, però...
però?
non vorrei passare per quello che sputa nel piatto dove ha mangiato, però non
condivido questo appiattimento che c'è stato nei programmi di mtv. questa
mancanza di coraggio. è come se, adesso che tutti ci riconoscono come una
televisione intelligente e coraggiosa, ci si sia seduti e si sia detto: “ok,
adesso basta"... questo atteggiamento non mi piace.
rockstar.it
il nuovo singolo, “prima di
addormentarmi”, ricorda le sonorità disco-music anni sessanta e settanta,
tornate oggi di gran moda. sarà la direzione musicale che seguirà anche l’intero
album?
ogni canzone del disco sarà
un recupero di generi del passato, di tutto ciò che ho ascoltato quando ero
bambino. ho lavorato assieme a morgan, un musicista molto vicino a me in fatto
di recupero di musiche del passato ed abbiamo composto nuove canzoni utilizzando
i suoni di qualche decennio fa, soprattutto quelli dei telefilm e della
disco-music che andavano alla grande tra i sessanta e i settanta. all’epoca ci
sembravano musiche di poco conto, senza molto valore, ma ci siamo resi conto
oggi che in realtà c’erano parecchie cose buone all’epoca. lavorare con morgan è
stato molto stimolante e trovo sia utile per chiunque ascoltare la musica a
trecentosessanta gradi con altri musicisti.
perché il titolo “black
mokette” per l’album?
è un titolo che ognuno può
interpretare come vuole e che per me ha diversi significati: c’è la "mokette", di
gran moda negli anni settanta, c’è il “black” che sta per black-music e poi il
black è il nero del lutto che mi porto dentro da un po’ e che cerco di non
cancellare perché mi aiuta ad essere più forte in certe situazioni.
ma come farai a conciliare
tutti i tuoi impegni, tra l’attività di musicista, quella di dj e di vj,
progetti e session varie?
questa estate ho fermato
tutto il resto, voglio concentrarmi interamente sul disco, a cui tengo in modo
particolare. da ottobre punterò tutto sulla tournèe italiana perché ho una
voglia incredibile di girare e poi è da alcuni anni che non riesco a dedicarmi a
questo aspetto della mia attività. vorrei riuscire a mettere un po’ di ordine
nella mia vita, anche se sono sempre stato uno davvero poco ordinato.
anche tu hai fatto parte
della “carovana” del tora! tora! festival. come ti è sembrata questa nuova
esperienza?
è un’ottima occasione per
tutti noi che facciamo musica in italia, un modo alternativo ed una situazione
diversa di proporsi dal vivo soprattutto. è importante riuscire a collaborare
almeno tra di noi, non dobbiamo chiuderci ognuno nel proprio guscio. la
distribuzione discografica in italia è drammatica se non fai un genere musicale
che possa vendere facilmente. anche io, nel mio piccolo, sto cercando di
contribuire a queste “carenze” del settore musicale, aprendo un laboratorio a
torino, nella mia città, per il quale stiamo mettendo a punto gli ultimi
dettagli.
sei ancora legato a torino,
dopo tutte le tue trasferte a milano e roma?
come no! ci vivo ancora e
proprio il fatto che ho deciso di aprire il laboratorio musicale a torino
dimostra che ho tanta voglia di lavorare nella mia città. credo che questa idea
permetterà di comunicare molto tra i musicisti.
dopo anni di musicista e di
dj e vj, che idea ti sei fatto del rock italiano?
ho avuto
molte sorprese. in generale credo che ci sia poca qualità e troppa roba di
scarso valore. occorre annullare le diversità tra i prodotti, dando comunque a
tutti le stesse opportunità di emergere.
nel filmato "my generation"
di barbara kopple vengono prese in considerazione tre concerti di woodstock e
con esse tre generazioni differenti, quelle del sessantanove, novantaquattro e
novantanove. la generazione della prima woodstock partecipava al concerto
gratis, c'era uno spirito di amore, felicità, fratellanza e soprattutto si
ascoltava la musica. i concerti della nostra generazione non sono più gratis,
merito del business che manipola le nostre menti affinché spendiamo in
continuazione e il vero spirito della musica non si sente più perché ormai si va
ai concerti per "baccagliare" e sfogarsi in tutti i modi. vi piace questa
generazione?
com'è cambiato il modo di
partecipare ai concerti dagli anni sessanta agli anni novanta?
la sensazione che ho avuto
oggi vedendo il film di woodstock è che tutto è passato e cambiato. non credo
che oggi si potrebbe partecipare al concerto in modo analogo. credo che le cose
siano cambiate e la musica ha questo di forte, di irraggiungibile e anche di non
commercializzabile. da un lato è vero come dimostra woodstock, che siamo una
città dell'immagine ma la musica, è un mezzo che serve per dire qualche cosa. la
musica ci mette a contatto con una serie di situazioni, argomenti, persone che
nemmeno avresti immaginato. penso però che essendo una nuova generazione dovremo
generare anche qualcosa di nuovo. la generazione di woodstock è quella che si è
inventata un certo modo di essere. chi andasse a rifarlo farebbe qualcosa di
tradizionale, un po' come il natale. la maniera più interessante di guardare
queste immagini dal mio punto di vista è quella di pensare che cosa potrebbe
generare nella mia testa adesso.
quali
argomenti sono presenti nella tua musica?
quando si fa un disco
l'esigenza fondamentale è quello di riuscire a raccontare e a spiegare a se
stessi quello che è successo in un modo che sembri plausibile, almeno questo è
quello che cerco di fere io. attraverso la musica cerco di trovare il modo di
esprimere delle emozioni che mi appartengono e spesso mi accorgo che possono
servire ad esprimere anche le emozioni di chi mi ascolta.
cosa ti ha colpito vedendo le
immagini degli anni sessanta e settanta e cosa ti colpisce di quegli anni?
degli anni sessanta penso ai
grandi cambiamenti economici e culturali che hanno influenzato il modo di
pensare dei giovani e della loro consapevolezza di fronte a questioni come la
guerra, la fame e la mancanza di denaro e dati questi problemi non si pensava
alla musica come business e all'acquisto dei dischi come oggi.
in televisione si sente
spesso parlare di cantanti come eminem o marilyn manson che trasmettono valori
negativi alle nuove generazioni che li prendono come idoli e si comportano di
conseguenza come loro. i concerti di marilyn manson sono stati infatti annullati
perché considerato un cattivo esempio. cosa ne pensi a proposito?
non credo che ci siano
questioni di responsabilità da parte dell'artista come anche da parte del
pubblico. penso che se negli anni sessanta c'era un genere di musica di un certo
tipo era perché c'era un certo pubblico. se marilyn manson canta e la gente
compra il suo disco, ciò vorrà dire che sta facendo qualcosa per un suo
pubblico, diverso da quello degli anni sessanta. se poi qualcuno prende dai suoi
testi modalità di comportamento sbagliato credo che il problema non sia di
marilyn manson ma dell'educazione che a questi ragazzi viene data. penso che la
musica sia un'espressione di quello che succede nel mondo, i problemi sono da
un'altra parte, fosse solo marilyn manson!
nel video "my generation" è
stato evidenziato il fatto che inizialmente c'era una forma di uguaglianza tra i
giovani, ciò che oggi si sente sempre meno.
la questione dell'uguaglianza
mi piace quando è messa in relazione alla completa differenza e diversità, cioè
uguali rispetto al fatto che sappiamo di essere tutti diversi. se penso ad
uguaglianza come sinonimo di omologazione allora mi spaventa e il mercato fa
appunto in modo che questo avvenga grazie alla moda. il sistema di mercato sta
infatti cercando di gestire le sorti, io direi, del pianeta.
com'è stata l'esperienza di
mtv? risulta affascinante come noi la vediamo dall'esterno?
no, no la cosa strana è che
anch'io la trovavo abbastanza affascinante e lo trovo tutt'ora affascinante
sotto molti aspetti. ma quando ci lavori ti accorgi che non è tutto lì e ti
accorgi soprattutto della frenesia dei tempi televisivi e del rischio di non
avere il tempo di pensare e riflettere su cosa stai dicendo ma semplicemente di
dire tante cose che non stanno né in palo né in sesto. questo alla lunga ti può
mandare in bestia e ti porta a riflettere sui limiti di un'esperienza televisiva
anche in un posto figo come mtv. credo che mtv sia un'emittente talmente
innovativa e alternativa che sia costretta a rinnovarsi sempre e condannata a
subire continue critiche. quindi credo che nel momento
in cui ti occupi di televisione di tendenza si debba avere non dico un
atteggiamento critico, ma almeno attento e innovativo. ciò che mi spaventa è
l'idea di una trasmissione tipo quella di costanzo, che fa da quindici anni il
"maurizio costanzo show".
c'è una domanda che non ti
hanno mai posto a cui avresti voluto rispondere?
non mi hanno mai chiesto: ma
è vero che tu hai cominciato a sentire la musica anche se poi non era musica?
hai incominciato ad avvicinarti alla musica anche se ti sei accorto mentre la
facevi che non era la tua musica? perché non mi hanno mai chiesto questa
domanda? la mia risposta: mi sono avvicinato alla musica e mi sono accorto in
realtà che la vera musica l'ho conosciuta dopo. è fantastico pensare che tu
puoi avvicinarti ad una realtà e conoscerla solo dopo aver abbandonato la realtà
a cui ti sei inizialmente accostato. la musica è come se fosse una specie di
grande portale, tu entri dentro e ci vedi un pacco di roba: alcune cose sono
veramente musicali e se ti piace la musica cominci a studiarla a capirla, ad
impararla; altre sono di costume, di vario genere. è incredibile quanto...
secondo me nella musica ci siano veicolate un sacco di robe diverse, un sacco di
robe lontane da quello che è il modo corrente di pensare e di fare le cose e
quindi la possibilità che ha la musica di prendere in giro tutto ciò che ti
circonda e di farlo sotto gli occhi di chiunque. è uno dei motivi per cui ho
scelto di fare il musicista, perché è una maniera sicuramente vincente di
vivere, di pensare, è una bella palestra. se non fai musica diventi un militare.
c'è un grande a cui ti ispiri
e ne prendi esempio?
beh, per me un grande è john lennon, perché è uno che si è rinnovato sempre e ha saputo interrogarsi rispetto allo spirito dei tempi. ha attraversato dei momenti importanti però è sempre riuscito a mettersi in discussione anche dopo che è uscito dai beatles. è un musicista paradossale: ha fatto tutto e il contrario di tutto lo adoro perché il suo modo di approcciarsi alla vita è paradossale.
comune.torino.it/ragazzi
uno dei
ricordi maggiori per questo video è stato il gran caldo che prima delle riprese
scioglieva ogni pensiero e volontà di reazione. lorenzo aveva fatto le sue
sospirate vacanze ed era tornato con andrea bruschi e giovanni robbiano dal
seminario greco di sceneggiatura con la columbia university. mao aveva girato
già un primo videoclip per il suo album "black mokette", la lavorazione del
video si è svolta un po’ più sottotono rispetto alla media. in primo luogo per
il periodo d'agosto, erano tutti in vacanza e recuperare persone e materiali ci
riusciva molto difficile, poi, un grave e improvviso lutto nella famiglia di
matteo zingirian ci ha lasciato tutti di stucco. il video è girato all'ikea, con
un mao impacchettato e trasportato da due magazzinieri (tra cui matteo che fa,
così, un brevissimo cameo) e poi comprato da una famiglia felice composta andrea
bergamini e federica granata, due ottimi attori già presenti in "500!". la scena
finale vede mao cacciato fuori di casa (continuava a cantare anche di notte) e
ballare su una parete composta da tre enormi foto-tappezzeria: un campo di
fiori, un lago con capanne thailandesi e lo skyline di new york con le torri
gemelle! il video viene mandato in onda la settimana dell'undici settembre e poi
immediatamente ritirato. una settimana esce una versione col finale
rimaneggiato, ma a molti sarà rimasta in mente l'immagine di un mao sorridente
che fa con la mano il segno si vittoria con sullo sfondo il world trade
center...
anno /
duemilauno
giorno di ripresa / due agosto duemilauno
formato / super sedici mm
regia / lorenzo vignolo
fotografia / paolo bellan
montaggio / larry wine
interpreti / alberto bergamini - federica granata
ex. producer / matteo zingirian
produzione / dolly bell - zerobudget factory per mescal
durata / tre minuti trentuno secondi
location / ikea - genova
visibilità / mtv - viva
abbandonati i panni del vj e
terminata la fatica del tora! tora! festival, mao mette alla luce la sua terza
fatica, “black mokette”. scritto in collaborazione con morgan dei bluvertigo e
il supporto di vari personaggi tra i quali anche sergio carnevale (bluvertigo),
federico zampaglione (tiromancino) e mauro pagani (ex pfm), quest’album riprende
le atmosfere anni settanta ed ottanta ripescate e riadattate con il solito ed
inconfondibile “stile mao”. lo abbiamo incontrato per rivolgergli qualche
domanda…
mao, nella tua musica ti
ispiri a generi molto diversi tra loro, dal jazz all’elettronica, dal rock alla
psichedelica fino alla musica nera. quale, tra questi, ti rappresenta meglio?
prendo ispirazione da varie
parti, non c’è una cosa che mi rappresenti in modo particolare. ogni canzone del
disco è infatti un recupero di generi del passato, di tutto ciò che ho ascoltato
quando ero bambino. ho lavorato assieme a morgan, uno che in fatto di recupero
di musiche del passato la pensa come me. abbiamo composto nuove canzoni
utilizzando i suoni di qualche decennio fa, soprattutto quelli dei telefilm e
della disco-music che andavano alla grande tra i sessanta ed i settanta.
all’epoca potevano sembrare musiche di poco conto, senza valore, ma ci siamo
resi conto che c’erano parecchie cose buone all’epoca. lavorare con morgan è
stato molto stimolante ed utile.
non riusciamo a dare una
definizione precisa alla tua musica; un mao libero da etichette, quindi…
l’etichetta è qualcosa di
pericoloso, se la subisci un po’ ti soffoca, rischi una cristallizzazione,
bisogna andare oltre, altrimenti diventi un’artista di genere: mai
fossilizzarsi. comunque in questo periodo una parola che mi piace utilizzare per
valutare il mio genere potrebbe essere “classico” perché comunque sono
appassionato di dischi, diciamo della storia del rock, un po’ “antichi”. anche
se, come stavo dicendo, ho cercato di digerirli in un altro modo, metterli in un
altro contesto.
l’atmosfera anni settanta e
ottanta si sente. era addirittura nato un “dibattito” sul primo singolo “prima
di addormentarmi”: è ripreso da una canzone dei beegees o non c’entra?
mah… in realtà più che una canzone dei beegees è un pezzo dei jackson five!
ti interessa la musica nera?
certo, infatti il disco si
chiama “black mokette” anche per questo, per la black music. c’è il nero
dentro.
cosa stai ascoltando in
questo periodo?
dunque, adesso ascolto un
sacco di roba. in questo momento mi piace molto l’ultimo dei new order, poi ci
sono i pet shop boys e “low” di bowie. bowie è interessante perché è un vulcano
di idee, mi piace soprattutto il suo periodo berlinese.
ti diverte scrivere testi
non-sense?
trovi che scriva testi non-sense?
abbastanza “confusi”, detto
in senso positivo. ti interessa esprimere un messaggio?
per cominciare devo dirti
che trovo il non-sense una delle cose più sensate. poi c’è tutta la questione
del significato… in generale i testi più sensati non descrivono altro che luoghi
comuni. il testo deve essere qualcosa che ti stimola, qualcosa da comprendere.
com’è stata l’esperienza con
mtv?
beh, diciamo molto
remunerativa e interessante.
oltre a “romalive” hai
condotto con andrea pezzi “kitchen”; qual è stata la ricetta che più ti è
piaciuta?
la ricetta di “kitchen” che
più mi è piaciuta è stata “l’uovo” di battiato… con tutta la sua storia.
mao all'hiroshima mon amour
concerto di apertura del
"sottodiciotto film festival"
una sala vuota, pareti nere, le uniche luci presenti sono un’abat-jour ed una lampada da soggiorno poste sul palco in mezzo a tanti microfoni. il locale è ancora semideserto, nonostante lo spettacolo dovesse cominciare quarantacinque minuti fa; ma si sa, i concerti non cominciano mai in orario, le star si fanno sempre aspettare un po'… ma basta qualche nota alla chitarra perché la folla arrivi. comincia così il concerto del musicista torinese: un chitarrista da solo sul palco, un assolo alla chitarra elettrica per introdurre una canzone che dovrebbe essere molto più dolce, ed ecco arrivare mao con la sua chitarra acustica e accompagnato dagli altri musicisti; ora sì che lo spettacolo comincia. e da lì è tutto un susseguirsi di canzoni soft e di brani rockeggianti; e il pubblico balla, canta, si diverte, o semplicemente ascolta questo artista che è tornato alle origini, se così si può dire, visto che è proprio l'hiroshima il locale dove ha esordito qualche anno fa. oltre ai brani più famosi, come “chinese take-away”, mao ha cantato anche singoli tratti dal suo ultimo lavoro, “black mokette”, realizzato grazie all'aiuto di morgan dei bluvertigo; ha quindi cantato canzoni come “prima di addormentarmi”, “senza zucchero”, “un mondo diverso” e “io me lo voglio permettere”. abbiamo sentito pezzi accompagnati dal pianoforte, altri in cui predominava la batteria, altri in cui l'accompagnamento della batteria proprio non c'è, ma nell'insieme, nonostante la differenza stilistica tra i brani, sono tutte canzoni orecchiabili, che comunque trasmettono emozioni, la gioia come la tristezza, l'allegria come la nostalgia; con testi mai banali, che non sempre è facile trovare. forse la scenografia era un po' scarna, ma l'essenziale, la musica, c'era, e si è fatta sentire.
006.it
la carriera nel mondo della musica e dello spettacolo di mao si è finora svolta
su due attività distinte: il buon esordio ai tempi di maoelarivoluzione, il
secondo cd “casa”, quindi l'esperienza di intrattenitore-presentatore in alcuni
programmi di mtv, prima con andrea pezzi, quindi da solo. da poco è tornato al
primo amore pubblicando il suo terzo cd, “black mokette” e ritornando a suonare
dal vivo accompagnato da una nuova band. quasi d'obbligo, per un personaggio
come lui, una tappa al fuori orario, dove era già stato quattro anni fa e dove è
tornato in una delle prime date del nuovo tour. accompagnato da roberto
bovolenta alla chitarra, mario congiu al basso e al piano, mattia barbieri alla
batteria e da luca gennaro alle programmazioni, mao ha proposto quasi tutte le
canzoni dell'ultimo lavoro, le più significative del penultimo e solo un paio
del primo, nonostante sia il più affine, musicalmente, a “black mokette”. tutti
rappresentati già nelle prime tre canzoni: “come ho perso la guerra”, “vorrei
parlare come te” e “romantico”. la scelta degli arrangiamenti, quel tocco di
elettronica e suoni campionati ha però uniformato lo stile verso le ultime
sonorità, che però sono debitrici verso la musica di max gazzè. la parentesi
acustica di “io me lo voglio permettere” e “il ritmo”, quest'ultima con un bell'arrangiamento
a crescere progressivamente, non tolgono un'impressione che è rimasta fino alla
fine: la musica e le canzoni di mao non sono per niente brutte e non hanno quel
tono sfacciatamente commerciale di altri lavori pop italiani.
il concerto non è, però, stato monotono anche per il continuo variare dei ritmi,
dalle due chitarre elettriche de “la moglie del soldato” e ritmi latineggianti
di “il mare di tokio”, però si è acceso veramente solo nel finale con la
divertente e un po' folle "la senzazione che mi dai", il tiro vibrante di “l'effetto che fa
(una sconfitta in due)”, la ballata “satelliti” e “chinese take-away”, una delle
sue canzoni più riuscite. forse la sua musica è troppo radiofonica e televisiva
per essere accattivante in concerto, nel senso che si ascolta volentieri ma non
rimane a lungo nel ricordo. mao, però, si è rivelato molto disponibile a parlare
delle sue due carriere.
gazzetta di parma
il primo brano mette già le carte in tavola: una limpida citazione seventies, lo sono gli accordi e gli intrecci, ma non gli strumenti, infatti le sonorità sono moderne. i pezzi si susseguono tra aperture ariose e capitoli più raccolti e intimi (la bellissima “io me lo voglio permettere”). l'impostazione è chitarrista, ma intervengono qua e là strumenti particolari a variare la coloritura, come il “flauto” di “un mondo diverso”, in “la sensazione che mi” dai invece ci accoglie un'accoppiata di piano e chitarra elettrica che poi prosegue, tra l'altro con riff di bowiana memoria. la sensazione complessiva è di grande poliedricità nel declinare con mezzi diversi e vari la canzone italiana, conservando un costante sapore retrò ma attualizzato. troviamo accostati anche elementi non coerenti tra loro come un organetto vintage e l'effetto “grammofono” che creano un effetto molto particolare, da pastiche citazionista. si potrebbe perfino rintracciare un'influenza cinematografica negli effetti da film di fantascienza anni settanta della quinta traccia. al di là della bravura nel maneggiare un ampio materiale sonoro, mao appare più convincente nei brani più personali come il già citato “io me lo voglio permettere” o in “senza zucchero”: qui gli anni settanta si allontanano, i suoni sono decisamente attuali, le atmosfere raccolte. nella settima traccia, “perfetta”, fa capolino il co-produttore del cd: morgan. un morgan riconoscibile alla luce del suo cd solista (“canzoni dell'appartamento”, anch'esso ispirato alla musica dei decenni passati), ma forse irriconoscibile nel duemilauno quando veniva alla luce “black mokette”. bellissimo il dialogo tra chitarra e pianoforte. i testi sono per lo più dedicati al rapporto “di coppia”, rapporti finiti, da aggiustare, da decantare. da cantare. in ogni caso rapporti estratti dalla quotidianità per essere trasposti in maniera inedita ed universalizzante.l'ambiente cambia in maniera radicale con l'ultima traccia, un brano strumentale interamente elettronico, nulla più a che vedere con la canzone italiana anni settanta, rimangono solo alcuni suoni che rammentano certi sperimentalismi della prima elettronica, ma inseriti in un contesto più attuale.
ranzom zone / mescal.it
oggi più che mai, mao sembra trovarsi di fronte ad un importante dilemma professionale, così indeciso tra musicista e presentatore radio-televisivo, tra rock sanguigno e canzone d'autore. in "black mokette" il contrasto è evidente ma rende abbastanza chiara l'intenzione del sig. mauro gurlino (vero nome di mao), che rievoca il suo passato, la sua adolescenza, interpretandoli con la maturità di oggi. questo per recuperare un'identità musicale appannata dalla televisione, per ricominciare a suonare, a fare dischi e tournèe, dopo quattro anni di abbuffata sul piccolo schermo e sulle frequenze radio. il risultato è il terzo disco (che esce per la mescal, dopo le prime due pubblicazioni targate virgin), un lavoro piacevole anche se non eccelso. ci sono le chitarre rock-blues di "la sensazione che mi dai", il funk'n'roll di "l'effetto che fa (una sconfitta in due)", il beat ballabile di "vorrei parlare come te". non mancano i momenti romantici, strappalacrime, dove mao commette l'unico errore di assomigliare troppo ad altri autori. succede in "io me lo voglio permettere", "perfetta" e "se mi chiedessi perché", dove le melodie, gli accordi, le atmosfere formano un collage di ballate dei timoria, dei pink floyd, di john lennon. il tuffo nel passato di mao si legge chiaro anche nei due singoli, "prima di addormentarmi", molto disco-music anni settanta, e "un mondo diverso", brano di psichedelia soft, in particolare quella in voga nel revival americano degli anni ottanta. "senza zucchero" scivola via senza lasciare troppe emozioni ed il titolo scelto appare come un triste presagio. se non fosse per "numero 01" non ci si accorgerebbe che in questo disco di mao c'è la collaborazione stretta di morgan dei bluvertigo: solo in questa traccia conclusiva, infatti, si trova lo stile inconfondibile dell'artista milanese, in una danza ipnotica tutta elettronica, che ricorda le composizioni anni ottanta "futuristiche". il brano porta l'ascoltatore in uno stato confusionale nel rapporto con il tempo: è scritto nel presente, ma nello stile del passato, di come allora si guardava al futuro, cioè oggi. sembra un pensiero contorto, ma è il primo che salta alla mente ascoltando attentamente l'ultimo brano del disco. il cerchio si è chiuso, mao nel passato ha ritrovato sé stesso e ciò che sa fare meglio ed ora è pronto per guardare avanti.
newusic.it
il titolo “black mokette”
ricorda tante cose, inequivocabile leggiamo “black”, il black della musica nera,
la house, la dance che mai come in questo lavoro hanno influenzato l’artista
torinese.
dopo il rompete le righe del “generale” manuel agnelli al termine del suo tora! tora! festival, mao si presenta alla popolazione civile con il suo nuovo lavoro
“black mokette”. dopo i due album precedenti, “sale” (novantasei) e “casa”
(novantasette) e l’esperienza televisiva con la conduzione di “romalive” su mtv, il mao si lancia in questa nuova avventura avvalendosi della collaborazione
di morgan dei bluvertigo (co-produttore dell’album) e con il supporto di vari
personaggi tra i quali sergio carnevale degli stessi bluvertigo, federico
zampaglione dei tiromancino e mauro pagani, già pfm. le atmosfere che si
respirano in quest’album, sono quelle degli anni settanta e ottanta, ripescate e
riadattate con il solito stile che lo contraddistingue. il titolo “black
mokette” ricorda tante cose, inequivocabile leggiamo “black”, il black della
musica nera, la house, la dance che mai come in questo lavoro hanno influenzato
l’artista torinese. e poi la “mokette”, altro elemento molto in voga negli anni
settanta che serve a descrivere il clima, l’atmosfera che in tutto il disco si
respira. il primo estratto “prima di addormentarmi” conferma la tesi. sembra
infatti uno dei pezzi tratti dalla colonna sonora di un film sulla disco-music
deglia anni settanta, anche se come dichiara lo stesso autore nella nostra
intervista è di pura ispirazione jacksoniana, per l’esattezza risalente al
periodo dei jackson five. molto più easy invece il brano “vorrei parlare come
te” e il secondo estratto dell’album “un mondo diverso” dove chitarre e flauti
accompagnano la voce del mao nazionale. con le tracce “l’effetto che fa (una
sconfitta in due)” e “la sensazione che mi dai” si torna al mao prima maniera,
quello da “febbre del sabato sera” per intenderci con due brani cattivi, il
primo caratterizzato dalla batteria incalzante, il secondo più rock’n’roll. non
mancano i brani lenti, come “io me lo voglio permettere”, che può essere
interpretata come la dichiarazione dell’uomo qualunque che vuole uscire dalla
massa, “senza zucchero” o ancora “perfetta”. a chiudere l’album è “numero 01”,
traccia che possiamo definire psichedelica. “black mokette” può essere
considerato come l’album di consacrazione di un artista che da sempre ha avuto
il coraggio di sperimentare e che ne rivela l’ormai piena maturità.
videomusic.it
a guardare l'immagine interna
del booklet di questo cd, sembrerebbe che anche mao sia stato folgorato da una
sorta di new age: lui se ne sta lì, in una ambientazione un po' futurista e un
po' minimalista, seduto, tra dischi e copertine, sul pavimento di un' ampia
stanza bianca che potrebbe essere il set di un' installazione artistica o il
paradiso, insomma tutto tranne la stanza di casa sua, con i due volumi neri
delle casse appoggiati a terra, il giradischi un po' più in là, in lontananza un
quadro scuro appoggiato alla parete bianco candido. di mokette nera neanche
l'ombra, ma forse è per questo che il titolo del nuovo album di mao, “black
mokette”, è così intrigante. infatti sin dal primo ascolto di queste dieci
canzoni non possiamo sottrarci al richiamo facile ma accattivante di melodie
pop, un po' plastificate, che rimangono subito impresse nella memoria,
soprattutto se si è carenti di zuccheri. in effetti mao, nel suo quarto album e
primo da solista, propone un tipo di canzone che sembra sempre più adatto allo
standard di mtv (network a cui sembra essersi affezionato), ritmi incalzanti,
suoni ed effetti rigorosamente di moda, motivi orecchiabili, ma rivisitati con
gusto personale ed eclettico. deve essere affascinato dal funk, così come dalla
dance e dal rock degli anni settanta; ci sono episodi decisamente retrò, come
“la sensazione che mi dai” (con coretti, piano e chitarra blues) o “l'effetto
che fa (una sconfitta in due)” (fiati funkeggianti e chitarre asciutte, come in un inseguimento di
starsky ed hutch) uniti ad altri più soft (“senza zucchero”, la colonna sonora
"perfetta" del primo innamoramento) e ballabili (“prima di addormentarmi”, che
sembra scritto di comune accordo con morgan dei bluvertigo e samuel dei
subsonica). qualcuno potrebbe dire che quest'album ha lo stesso effetto
collaterale che si ottiene dopo aver visto più volte di seguito “il tempo delle
mele”, ma ciò non toglie che mao, dopo sei anni dal suo debutto, abbia raggiunto
un discreto traguardo, tra collaborazioni (max gazzè tra gli altri), progetti
paralleli (le kojak) e programmi emtelevisivi ("kitchen" e "tiziana" con l'amico
andrea pezzi). ritornando a quella stanza ideale, bianco puro, arredata come il
salotto di montag, nel film di truffaut “fahrenheit 451”, viene da chiedersi:
sarà anche un ambiente arredato con gusto, ma come si fa a tenerlo pulito?
landscape.it
il disco che segna il ritorno
alla produzione musicale del musicista torinese
firenze ventisette
settembre duemilauno
mao è senza dubbi uno dei personaggi più attivi sulla
scena musicale. le partecipazioni a progetti musicali di vario genere - ultima
quella con max gazzé come interprete e autore di "colloqium vitae"- la sua
amicizia con andrea pezzi che gli ha regalato la popolarità sul video e
l'attività come dj, suo primo amore, ne fanno un artista in grado di cimentarsi
su più fronti rendendolo maggiormente attento ai gusti e alle tendenze, anche
quelle effimere, dell'intricato mondo dello spettacolo. e così tra
un'apparizione e una collaborazione il cantante torinese pubblica il suo primo
album. "black mokette" difatti segue i lavori usciti con maoelarivoluzione - "sale" del novantasei e
"casa" del novantasette in cui ha collaborato con il
produttore max casacci. a dire il vero anche "black mokette" si avvale di una
presenza che lascia le sue tracce e neppure poche. marco "morgan" castoldi,
leader dei bluvertigo influenza l'intero lavoro e la sua stessa impostazione:
nelle sonorità sintetiche ed elettroniche, anche se di facile impatto e di
matrice pop, nelle linee armoniche del basso e nel cantato fatto a volte di
reminiscenze psichedeliche e melodie accattivanti: ascolta "se mi chiedessi perché"
e "perfetta". l'altra faccia del disco, quella caratterizzante, è fatta
di melodie orecchiabili e anche incisive, delle sonorità mai sopra le righe (non
a caso solo il basso e i suoni sintetici prendono il sopravvento a sprazzi),
sino ad atmosfere tipicamente nostrane in grado di fare breccia nei cuori dei
più giovani, vedi "io me lo voglio permettere", "senza zucchero" e "vorrei
parlare come te". "black mokette" è infatti un album che cavalca, a volte
intelligentemente a volte in modo scontato e un po' autoreferenziale (ad esempio
"un mondo diverso") il revival "easy listening" di questi ultimi periodi e lo
confeziona per un pubblico la cui età non permette di conoscere i dischi dei
jackson five, parafrasando una linea di testo del brano di apertura "l'effetto
che fa (una sconfitta in due)". proprio l'apertura del lavoro con la citata "l'effetto che fa" e
"prima
di addormentarmi", singolo scelto per preannunciare il disco, riesce meglio
nell'operazione "revival" grazie a suggestioni anni settanta create da archi,
chitarre e fiati quasi soul, il tutto miscelato come nel più classico suono "disco". insomma la "mokette" di mao si ascolta con una leggera solarità e,
senza grandi pretese, può "arredare" i momenti di relax.
la nazione
gli anni novanta erano al
giro di boa quando il primo disco di mao (pubblicato come maoelarivoluzione)
“sale” impressionò positivamente con quel suo calibrato miscuglio di rock, pop,
soul, psichedelia ed elettronica. il seguente “casa” mostrava però uno stile
diverso (la “rivoluzione” era nel frattempo sparita dalla “ragione sociale”),
più vicino alla classica forma canzone, ma il gruppo era ancora presente. ora la
band non c’è più, il ruolo di produzione che apparteneva a max casacci
(subsonica) è stato rilevato da morgan dei bluvertigo e questo album si
pone a metà strada fra le due incisioni precedenti. la formula sperimentata in
“sale” apre il nuovo lavoro con l’introduttiva “l’effetto che fa (una sconfitta
in due)”; la dimensione cantautoriale si realizza in “prima di addormentarmi”
(uscita come primo singolo il quindici giugno scorso), “perfetta” e “senza zucchero”;
quella da dj nella conclusiva “numero 01”, elettronica e strumentale. il rock fa
invece capolino in “la sensazione che mi dai” e il pop in “vorrei parlare come
te”. “black mokette” è quindi un disco vario e piacevole in cui le storie
vengono raccontate con un linguaggio giovanile ma non banale. un disco
relativamente leggero, che scivola via in modo abbastanza fluido. continuo
comunque a ritenere quella di “sale” la formula sonora più azzeccata da mao;
rispetto a “casa” questo album le è più vicino e pertanto resto in attesa della
prossima evoluzione di un artista che conferma buone capacità e ottime
possibilità. in contemporanea con l’album è stato pubblicato il secondo singolo
“un mondo diverso”.
rockol.it
sono passati quattro anni da "casa", l’ultimo album che vedeva mao impegnato a tempo pieno nella musica con il gruppo maoelarivoluzione. da allora il cantante torinese ha spaziato fra esperienze molto diverse fra loro, da dj radiofonico a conduttore su mtv, ad alcune partecipazioni in brani di altri artisti. ora mao decide di ritornare a fare musica, questa volta da solista e, con la collaborazione di morgan dei bluvertigo, realizza questo "black mokette". si tratta di un disco che, pur ruotando sempre intorno ad un’idea di pop molto orecchiabile, si compone di brani molto diversi fra loro: si spazia da sonorità acustiche ad altre elettriche, fino a sprazzi di elettronica; si passa dalle ritmiche quasi funk dell’iniziale "l’effetto che mi fa (una sconfitta in due)", attraverso facili ballate fra cui spiccano "io me lo voglio permettere", "senza zucchero" e "perfetta" e brani allegri dal ritornello orecchiabilissimo come i singoli "prima di addormentarmi" e "un mondo diverso", fino alla chiusura elettronica di "numero 01". in generale si tratta sempre di brani spensierati di facile ascolto, fra cui non mancano potenziali singoli ed hit radiofonici, quindi può essere un disco da mettere in sottofondo nei momenti in cui si è alla ricerca di qualcosa di facile ed orecchiabile. un ascolto che può essere sicuramente apprezzato se viene preso puramente per quello che è: un disco gradevole, ben suonato, dalle ritmiche orecchiabile e senza grandi pretese di tipo "artistico", se non quella di creare canzoni piacevoli e leggere. è forse un crimine tutto questo? non mi risulta... quindi va bene così! in contemporanea all’album è uscito anche il singolo "un mondo diverso", il secondo estratto da questo disco dopo "prima di addormentarmi"; il cds, oltre alla title track, brano leggero ed orecchiabile dalle sonorità acustiche, contiene anche due inediti: "io viaggio", brano dall`atmosfera un po’ minimalista basato su chitarra acustica e violoncello e "if you really come to italy", canzone orecchiabile ed originale dall’atmosfera vagamente anni cinquanta.
kronic.it
atteso e gradito il ritorno di mao, che ci aveva abbandonato nel novantasette (l'album si intitolava "casa"), preferendo la televisione ai palchi. torna, dicevamo, con "black mokette", prodotto con l'aiuto di morgan dei bluvertigo, all'insegna delle sonorità a metà strada tra gli anni settanta ed ottanta e probabilmente la parte migliore della sua esperienza ad mtv. bisogna dire che mao resta comunque fedele allo stile che lo ha caratterizzato, nonostante gli interventi in gran parte dei brani del già citato morgan, che forse gli fornisce quegli accenni di sperimentazione che gli mancavano, senza nulla togliere alla fertile ed originale vena artistica del cantante torinese. ascoltando "black mokette" si avverte senza dubbio l'esperienza maturata e l'astuzia di una musicalità commerciale ma mai scontata: si ascolta tutto d'un fiato, con i pezzi più radiofonici che si alternano ritmicamente a delle ballate quasi pop (doveroso citare "senza zucchero" scritta con federico zampaglione dei tiromancino e "perfetta" ancora con morgan). abbastanza facilmente si avverte un accurato lavoro in studio e una forse eccessiva carenza di chitarre distorte che lasciano il posto all'acustica e al computer, eccezion fatta per "la sensazione che mi dai" in pieno stile “chinese take-away”. chiude un pezzo strumentale, "numero 01", che esalta l'elettronica presente nel cd e racchiude tutte le atmosfere create nei tre quarti d'ora precedenti. nel complesso "black mokette" risulta essere un ottimo album, innovativo e fuori tempo, un lavoro che non vuole stravolgere ma più semplicemente convincere che esiste un genere che non segue una linea predefinita, ma che è in grado di approfondire e sperimentare senza arrivare a una intellettualizzazione della musica che la allontana e la complica. qualcosa del genere l'aveva già fatta qualche anno addietro rino gaetano, e non è che il paragone ci stia poi tanto male.
primonumero.it
il disco che segna il ritorno
alla produzione musicale del musicista torinese
mao è senza dubbio uno dei personaggi più attivi sulla scena musicale. le partecipazioni a progetti musicali di vario genere, ultima quella con max gazzé come interprete e autore di "colloqium vitae", la sua amicizia con andrea pezzi che gli ha regalato la popolarità sul video e l'attività come dj, suo primo amore, ne fanno un artista in grado di cimentarsi su più fronti rendendolo maggiormente attento ai gusti e alle tendenze, anche quelle effimere, dell'intricato mondo dello spettacolo. e così tra un'apparizione e una collaborazione il cantante torinese pubblica il suo primo album. "black mokette" difatti segue i lavori usciti con maoelarivoluzione "sale" del novantasei e "casa" del novantasette in cui ha collaborato con il produttore max casacci. a dire il vero anche "black mokette" si avvale di una presenza che lascia le sue tracce e neppure poche. marco "morgan" castoldi, leader dei bluvertigo influenza l'intero lavoro e la sua stessa impostazione: nelle sonorità sintetiche ed elettroniche, anche se di facile impatto e di matrice pop, nelle linee armoniche del basso e nel cantato fatto a volte di reminiscenze psichedeliche e melodie accattivanti: ascolta "se mi chiedessi perché" e "perfetta". l'altra faccia del disco, quella caratterizzante, è fatta di melodie orecchiabili e anche incisive, delle sonorità mai sopra le righe (non a caso solo il basso e i suoni sintetici prendono il sopravvento a sprazzi), sino ad atmosfere tipicamente nostrane in grado di fare breccia nei cuori dei più giovani, vedi "io me lo voglio permettere", "senza zucchero" e "vorrei parlare come te". "black mokette" è infatti un album che cavalca, a volte intelligentemente a volte in modo scontato e un po' autoreferenziale (ad esempio "un mondo diverso") il revival "easy listening" di questi ultimi periodi e lo confeziona per un pubblico la cui età non permette di conoscere i dischi dei jackson five, parafrasando una linea di testo del brano di apertura "l'effetto che fa". proprio l'apertura del lavoro con la citata "l'effetto che fa" e "prima di addormentarmi", singolo scelto per preannunciare il disco, riesce meglio nell'operazione "revival" grazie a suggestioni anni settanta create da archi, chitarre e fiati quasi soul, il tutto miscelato come nel più classico suono "disco". insomma la "mokette" di mao si ascolta con una leggera solarità e, senza grandi pretese, può "arredare" i momenti di relax.
ilgiorno.it
esordio solista per mao senza
la rivoluzione, ma con la produzione di morgan. già nel precedente casa,
realizzato ancora in compagnia degli amici de la rivoluzione, mao era sembrato
molto interessato alle possibilità della forma canzone. ora però, a quattro anni
di distanza, privo ormai di rivoluzione di nome e di fatto, la canzone è
diventata ben più di un ingrediente di contorno in un esordio solista che segna
un grosso cambiamento rispetto alle precedenti tappe discografiche. saranno
state le esperienze da intrattenitore televisivo su mtv, la recente
collaborazione con max gazzé o la produzione di morgan, ma delle asprezze rock
del passato c’è ben poca traccia in black mokette. un disco leggero e godibile e
dai testi interessanti che frulla melodie e ritmi dal sapore di revival
sporcandoli solo sporadicamente e timidamente di elettronica. trattamento
oggigiorno più che sufficiente ad iscrivere il suo autore tra i migliori
interpreti del mainstream musicale italiano. anche se, certo, con lo stesso
materiale elio e le storie tese…
rockstar.it
mao, musicista e vj di mtv, ha presentato il suo terzo album in anteprima alla festa nazionale dell'unità di reggio emilia con notevole successo di pubblico. l'album si intitola “black mokette” e mao ha scelto questa volta di produrlo in prima persona, assieme all'amico morgan (bluvertigo). dopo aver risposto alle domande del pubblico, mao ha improvvisato un concerto acustico con chitarra e voce e ha eseguito in anteprima alcuni dei brani contenuti nel nuovo album. la scelta che lo ha portato a produrre questo album con la mescal (etichetta di subsonica, afterhours, mau mau), è stata dettata, ha spiegato lui, da un'esigenza di libertà espressiva, e dalla possibilità di mettere in circolazione il cd a prezzo ridotto. interrogato sul titolo dell'album, “black mokette”, mao ha risposto: "mi piace il nome, e mi sembrava in linea con il disco, é una parola che mi piace e che mi ricorda le sonorità che abbiamo usato nella composizione del terzo album." il cantante ha dichiarato di aver preso una pausa dai suoi impegni mtv e che tra breve inizierà invece il suo nuovo tour.
dopo maoelarivoluzione, dopo l'esperienza da dj e vj, dopo due albums dal discreto successo, mao torna con "black mokette". questo disco mostra le varie facce di mao (pop / rock / elettronica) e non poteva essere altrimenti, vista la produzione di morgan castoldi (bluvertigo). tra gli episodi più riusciti citiamo "l'effetto che fa (una sconfitta in due)" e "prima di addormentarmi", che poi è il primo singolo estratto, uscito all'inizio dell'estate. sicuramente mao è una realtà da tenere d'occhio, un artista che pian piano si sta ritagliando un suo spazio, variando a trecentosessanta gradi, per lui, che continua a cercare la strada migliore, niente deve restare intentato... l'arte, e questo vale per tutti, non può avere dei limiti!
attikmusic.com
il disco che segna il ritorno alla produzione musicale del musicista torinese mao è senza dubbio uno dei personaggi più attivi sulla scena musicale. le partecipazioni a progetti musicali di vario genere - ultima quella con max gazzé come interprete e autore di "colloquium vitae"- la sua amicizia con andrea pezzi che gli ha regalato la popolarità sul video e l'attività come dj, suo primo amore, ne fanno un artista in grado di cimentarsi su più fronti rendendolo maggiormente attento ai gusti e alle tendenze, anche quelle effimere, dell'intricato mondo dello spettacolo. e così tra un'apparizione e una collaborazione il cantante torinese pubblica il suo primo album. “black mokette” difatti segue i lavori usciti con “maoelarivoluzione” “sale” del novantasei e “casa” del novantasette in cui ha collaborato con il produttore max casacci. a dire il vero anche “black mokette” si avvale di una presenza che lascia le sue tracce e neppure poche. marco “morgan” castoldi, leader dei bluvertigo influenza l'intero lavoro e la sua stessa impostazione: nelle sonorità sintetiche ed elettroniche, anche se di facile impatto e di matrice pop, nelle linee armoniche del basso e nel cantato fatto a volte di reminiscenze psichedeliche e melodie accattivanti: ascolta “se mi chiedessi perché” e “perfetta”.
planetis.quipo.it
per chi avesse conosciuto mao ai tempi della rivoluzione, risulta un pochettino strana la sua ascesa nel campo musicale. soprattutto come “vigei”. per chi invece avesse visitato ogni angolo della sua “casa”, si era reso conto che il torinese è un musicista spicciolo, diretto, lineare, e questo nuovo lavoro è la conferma di tutto ciò. una grande verità, ancora una volta, ci insegna mao: che per fare un ottimo album non servono suoni che escono ed entrano dai campionatori, effetti per chitarre con più di tre pedali, testi che sfociano nell’aulico e metriche costruite chissà dove. solo un po’ di buon senso; canzoni costruite all’antica, dove le composizioni mantengono le metriche originali di pianoforte e chitarra e dove i testi semplici e quotidiani danno un quadro ben delineato dal senso del pezzo. stendetevi sulla mokette, come facevate quando mettevate su i vinili come quelli che compaiono sulla copertina del compact, chiudete gli occhi, e vi sembrerà di tornare indietro nel tempo.
uds.it
parliamo di un’altra produzione mescal. con “black mokette”, mao si ripresenta nella veste di cantante dopo la parentesi da vj su mtv. il ritorno è alla grande senza ombra di dubbio. un album molto beat/pop riesce a esprimersi perfettamente tra i ritmi tipici anni settanta e ottanta. sonorità e arrangiamenti al primo ascolto possono apparire semplici e scontati. in realtà sono particolarmente ricercati e danno uno splendido sound coinvolgente pur essendo effettivamente diretti. d’altra parte stiamo parlando di un artista non propriamente “emergente” ma con una buona esperienza alle spalle. sicuramente un ottima produzione per quanto riguarda anche l’”immagine” del cd e per quanto concerne la registrazione (suoni molto aperti e puliti). anche in questo caso la mescal dimostra gli alti livelli dei propri lavori e l’alto valore dei propri artisti. sicuramente un lustro per la musica italiana che dimostra di non limitarsi ai soliti generi promossi dalle major ma di avere un ben più ampio e originale ventaglio di talenti.
musicheart.it
si intitola “black mokette”
il prima album solista di mao. a quattro anni di distanza da “casa” (registrato
con il gruppo maoelarivoluzione) e soprattutto dopo l’esperienza televisiva di
conduttore televisivo per mtv, il prossimo sette settembre uscirà per la mescal
(distribuzione sony music) la nuova fatica discografica dell’artista piemontese.
questa volta a curare la produzione è stato morgan dei bluvertigo. “black
mokette” è stato anticipato dal singolo “prima di addormentarmi”, in questi
giorni nei negozi e contenente tre versioni del brano (tra cui un duetto con
morgan). il singolo è un vero toccasana per gli appassionati di musica anni
settanta. sin dal primo ascolto, infatti, lascia trasparire quel sound vinilico,
con tanto di violini e bassi ben calibrati. un disco che si preannuncia suonato
al cento per cento, dove l’elettronica viene usata con il contagocce, e sempre
al servizio degli strumenti.
musicalnews.com
promette che per un paio d’anni starà lontano dagli studi televisivi. “perché la musica è una passione totalizzante”. e così sia: scordiamoci il vj di mtv e prepariamoci a fare i conti con mao il cantante. che è convinto di una cosa “tora! tora! servirà a forgiare l’identità della scena italiana. noi artisti dobbiamo iniziare a guardarci in faccia. altrimenti si rischiamo di chiuderci ognuno nel suo piccolo mondo”. mao parla, è inarrestabile. più che una dichiarazione d’intenti, il suo discorso sembra un manifesto elettorale. ci manca solo lo slogan: “vota alternativo!”. “i gruppi di tora! tora! sono realmente alternativi, perché sono portatori di un messaggio differente. e quindi devono usare mezzi differenti”. ben venga tora! tora!, quindi. ma non basta. mao sta per mettere in piedi una sorta di laboratorio musicale dove gli artisti possano interagire, scambiarsi idee, creare. “sarà una specie di bottega, un luogo fisico dove ci sia la possibilità di incontrarsi e collaborare. ma sarà anche un luogo virtuale, nella rete, dove comunicare”. mao tiene a precisare che tora! tora! non dev’essere affatto la celebrazione di una scena, di qualcosa che è già stato, ma l’anticipazione di qualcosa che accadrà in futuro. “basta lamentarsi: bisogna agire!” se ti muovi dentro i canali ufficiali devi stare al loro gioco. te lo dico uno che lavora all’interno dei mass media e, ahimè, sa come vanno le cose. bisogna cercare altre strade. come la rete: offre possibilità rivoluzionarie e la nuova scena deve sfruttarla come canale alternativo”. prendiamo fiato. abituati a vedere mao tra i fornelli di kitchen o davanti al tabellone elettronico di romalive, insomma nei panni di vj, c’è da restare storditi. chi conosce il personaggio fin dagli esordi, però, non si stupisce. in fondo la televisione è arrivata per caso. una cosa tra amici: mao, morgan e andrea pezzi. “dopo due album ho messo da parte la musica per essere in grado di elaborare quel che avevo fatto. dovevo capire me stesso e il mio nuovo disco è il primo passo in questa direzione”. già, perché c’è un album in arrivo. uscirà a giugno. per ora il titolo è top secret. “è stato prodotto, suonato, registrato con morgan dei bluvertigo. è un album di canzoni pop, con poca elettronica. ogni pezzo è un viaggio in un genere musicale. abbiamo utilizzato solo strumenti vintage: il più recente è del settantaquattro! è un disco che sa di vinile”. preparatevi: il set di mao al tora! tora! sarà basato sulle nuove canzoni.
senza dubbio molto furbo
questo nuovo singolo di mao, ormai più un intrattenitore televisivo che un
cantante, almeno contando i minuti di trasmissione quasi quotidiana, dove, a
dire il vero, svolge(va) il suo ruolo di musicista. adesso, a tre anni da
“casa”, e dopo aver chiuso il rapporto discografico con la virgin, ritorna con
un nuovo disco intitolato “black mokette” che, in uscita a settembre, viene
appunto anticipato da questo singolo. “prima di addormentarmi”, title track qui
contenuta in tre versioni differenti, è un brano ultra radiofonico e, di
conseguenza, molto furbo: ritmiche, giri di basso e arrangiamenti d’archi che
strizzano l’occhio al funky dei seventies, sampler di chitarra rubati ai santa
esmeralda e voce saggiamente effettata per confezionare un successo che stimiamo
in decine di migliaia di copie stando alle potenzialità del pezzo. pensiamo
infatti che il brano sia indicato non solo per le playlist dei vari network, ma
anche per le serate de dj della riviera romagnola, che non faticheranno a
selezionare più volte la traccia. tra l’altro l’edizione in commercio prevede,
oltre alla versione originiale già ampiamente “ruffiana”, anche due remix: il
primo a cura di morgan, non particolarmente diverso dall’originale ma comunque
manipolato secondo il classico stile del leader dei bluvertigo. il secondo,
invece, denominato “motel connection mix” è decisamente più danzereccio e ideale
proprio per i dj con selezioni più “cool” del solito. per ora segniamo un “più”
sul registro all’artista piemontese, convinti che la sua musica continui a
seguire i binari di un pop che non si riduca esclusivamente a soluzioni
radiofoniche ma che, al contrario, tenda alla ricerca di percorsi perlomeno
stuzzicanti.
rockit.it
“sale”, ottimo esordio dello scorso anno, seguito da un’infinita serie di date dal vivo, aveva anticipato la fioritura di un complesso fresco, capace di soluzioni vitali ed originali all’interno del panorama pop. “casa” corregge il tiro facendo tesoro dell’immediatezza espressa dal gruppo sul palco, soprattutto nella scelta di ridurre la strumentazione senza optare per la povertà endemica del punk. ecco perché le tredici pop songs fanno del teorema “meno è di più”, per dirla con brian eno, la nuova veste del quartetto, ancora contagioso e travolgente grazie all’entusiasmo di “chinese take-away” e “bolle di sapone”, che fanno di questa alimentazione leggera una dieta dalle insospettate doti nutrizionali (“sogni d’oro”, “pazzo di te”, “il mare di tokio”, “colazione”, “la moglie del soldato”, “satelliti” e la punkeggiante “prima che sia troppo tardi”). “tu lasciati andare”, urla “bolle di sapone”. ed è il miglior consiglio per varcare la soglia pop di questa band.
musicclub.it
dopo il sostanzioso pop di
"sale", il debutto, il busker di torino muta direzione, preferendo piccoli
quadri d'interno quasi minimali, zeppi di cose che non hai mai detto e che,
forse, non dirai mai, tanto i tuoi amori ed i tuoi affetti già lo sanno. la vita
sgangherata di chi si alza tardi, di chi viaggia di musica, di chi si ferma e
scopre le cose che ha attorno. senza pretese, contento di essere. un pop che
ricorda le melodie ordinate dei lemonheads, con sotto una band che struttura un
buon rock moderno, fra dinosaur jr ed il punk, perfettamente sotto controllo
anche quando si tratta di andare coi volumi e rilasciare un po' di furia per
sottolineare rabbia o inquietudini. pop sonico, acido; omaggia jeff buckley in
"satelliti", ci parla di favole sbagliate e storie d'amore con un suono asciutto
che, dietro la facile presa, è spiazzante perché originale e privo di veri
riferimenti. i frutti di un notevole lavoro di gruppo.
rockstar.it
secondo album per
maoelarivoluzione, che oltre ad accorciare il nome si presentano
all'appuntamento con un album più immediato e a fuoco del precedente "sale".
"casa" è un album che mette in mostra tutto il talento di questa band, dedita ad
un pop-rock urbano tanto minimale nei testi quanto efficace e ferrato sul
versante arrangiamenti, con suoni all'insegna del low-fi più dichiarato. mao, il
cantante, ha la faccia impenitente di un celentano e buon gioco nel caricare di
significato composizioni che forse altrimenti passerebbero più sotto silenzio.
il brano di apertura, "stringimi", è un ottimo esempio del pop proposto da mao,
che nell'album trova anche il modo di piazzare altri colpi vincenti come "bolla
di sapone", "romantico" (con la quale il gruppo è riuscito ad entrare tra le
nuove proposte del festival di sanremo), "pazzo di te" e "il mare di tokyo". è
un disco in bianco e nero e non solo nella foto di copertina: quadri, immagini e
paesaggi urbani in bilico tra grigiore ed energia compressa, sostenuti da
chitarre nervose e da una voce finto-spensierata che a tratti risuona persino
beffarda. "casa" nasce in una casa di montagna, per l'appunto, mentre per la
preproduzione sono bastati venti giorni di lavoro trascorsi sulle colline
astigiane, in un'altra casa, questa volta di collina. l'avventura del disco si
conclude nel più "casalingo" dei nostri studi di registrazione, vale a dire
l'esagono di rubiera (già mèta del ligabue di "buon compleanno elvis"), dove il
gruppo ha inciso le canzoni decidendo di autoprodursi artisticamente. un buon
album, "casa", che siamo certi aiuterà il gruppo torinese a farsi conoscere e
apprezzare come già aveva iniziato a fare con il precedente album.
rockol.it
primo video prodotto da matteo zingirian, che d'ora in poi subentrerà con la sua dolly bell ad andrea linke, e finora unico videoclip girato da lorenzo non in pellicola. è la metà del novantotto, l'ultima esperienza lavorativa era stata nell'ottobre novantasette con l'intenso "rosemary plexiglas". tutto il gruppo zerobudget è appena uscito da un periodo di sconforto terribile dovuto all'annullamento della produzione del film "pizzeria", su cui tutti avevano investito lavoro e speranze. stiamo recuperando energie e ci stiamo buttando sul progetto "500!" che occuperà tre anni della nostra vita. il progetto "chinese take-away" entra, esce e rientra nelle mani di lorenzo passando anche tra quelle di andrea linke, per la prima volta “concorrente”. in realtà, una delle caratteristiche delle produzioni zerobudget è che quasi mai sono frutto di competizione, ma di un contatto diretto con artisti o amici, senza affrontare le cosiddette "gare" per ottenere i lavori. la sceneggiatura è l'idea sono già pronte e portano la firma di mao ed andrea pezzi, uno split-screen continuo che fino a metà canzone riporta le stesse immagini fino a divaricarsi e prendere strade inaspettate. il casting è tutto di andrea bruschi, un talento anche in questo ruolo (oltre ad essere grande attore e musicista), recitano altre new entry che finiranno in "500!": alberto bergamini (il camionista), fabrizio lo presti, marika cereghini, andrea oliva e jean noel rabot. appaiono in cameo giovanni robbiano, andrea bruschi, andrea oliva, matteo zingirian e lo sceneggiatore riccaro aprile (the doctor). la fotografia è di bruno desole (a fine giornata gli verrà rubata la telecamera durante le riprese e ciò creerà rabbia e sconforto), il montaggio di walter fasano. proprio la fase di post-produzione avrà uno svolgimento faticoso, il rendering (tempo che il computer necessita per calcolare gli effetti digitali) dello split-screen e degli effetti del colore, richiedeva più di un giorno. montavamo a roma (come i tre video precedenti), l'affitto di un giorno in più dell'avid (la centrallina di montaggio) ci avrebbe fatto indebitare. si è deciso di finalizzare, non senza difficoltà, a genova. dopo quel giorno non avremmo avuto più problemi di quel giorno perchè matteo, spendendo parecchi soldi, si comprò l'avid. il videoclip ha vinto il premio come miglior clip non-indipendente dell'anno al mei (meeting delle etichette indipendenti).
anno /
novantotto
giorno di ripresa / sedici luglio
formato / dv
regia / lorenzo vignolo
fotografia / bruno desole
montaggio / walter fasano
casting / andrea bruschi
ex. producer / matteo zingirian
produzione / dolly bell – zerobudget factory per virgin
durata / tre minuti cinquantadue secondi
location / genova
visibilità / tmc2 - mtv
secondo dei due videoclip girati l'uno di seguito all'altro per mao. la troupe è praticamente la stessa, se non per la mancanza di un aiuto regista (buco compensato da andrea bruschi). si è girato sotto la lanterna di genova, in zona portuale dove sono presenti cumuli di carbone, lorenzo aveva preparato uno storyboard con tutte le posizioni di camera per poi constatare che l'enorme cumulo di carbone dove si doveva svolgere gran parte del video, non esisteva più! l'idea è di lorenzo e andrea linke, mao e compagni si muovono tra montagne nere, scavando e tirando fuori oggetti "casalinghi", il tutto culmina con una scena finale in cui il materiale raccolto era orinato in modo da costituire una nuova casa. andrea linke aveva comprato delle tute di carta bianche per tutta la troupe, visto le difficili condizioni lavorative. a causa del caldo, queste non sono state utilizzate, per le seguenti due sere il carbone continuava ad uscire dal naso e da ogni dove a tutta la troupe. la particolare location e l'utilizzo di magliette colorate, ha dato un'impronta davvero particolare al video, l'aspetto è lunare e le carrellate orizzontali sembrano talvolta realizzate con l'elicottero. nella scena finale è stata girata una versione con una ragazza che portava al tavolo (dove era seduto il gruppo in riposo) un enorme piatto di spaghetti al nero di seppia. la scena è stata tagliata in montaggio da lorenzo e walter fasano perchè ritenuta inefficace e poteva dare al video significati non corretti. si è preferito lasciare i ragazzi soli tra le montagne. il video, completamente diverso dal fratello "romantico" è uscito quattro mesi dopo in tv e ha ottenuto un buon successo.
anno /
novantasette
giorno di ripresa / due settembre
formato / sedici mm
regia / lorenzo vignolo
fotografia / alessandro pavoni
montaggio / walter fasano
ex. producer / andrea linke
produzione / zerobudget factory per mescal
durata / quattro minuti trenta secondi
location / genova - depositi di carbone - lanterna
visibilità / tmc2 - mtv - match music
primo videoclip della zerobudget. durante la post-produzione di "senza piombo" a cinecittà, lorenzo abitava nella casa romana di ana valeria dini, attrice del corto. in quella casa erano di passaggio parecchi musicisti tra cui i subsonica e, appunto, mao. mao aveva visto i precedenti cortometraggi di lorenzo e nel maggio novantasette lo chiamò proponendogli di girare due videoclip uno di seguito all'altro. fu così che il primo settembre si girò "romantico" e il giorno seguente "satelliti". a produrre i due videoclip è stato andrea linke, al debutto come produttore, ma l'unico della zerobudget ad avere maggior dimestichezza col denaro. riuscì nell'impresa di far entrare nel budget i due video nonostante fossero girati con mezzi e cast tecnici rilevanti. in "romantico", poi, appaiono numerosissimi attori tra le comparse. andrea bruschi, oltre ad avere avuto l'idea e a ritagliarsi un simpatico cameo, si rivela un genio anche nella scelta del casting; di fatto "romantico" si rivela un'anticamera di quelli che saranno i volti e i caratteri di "500!". nella parte del padre della sposa c'è un irriconoscibile giovanni robbiano, poi figurano altre presenze che ritorneranno nel film: franco testa, marina remi, giorgio ghiglino, maurizio sguotti, giorgio contini, paolo cavanna e rino giannini, qui col parucchino, ma che nel film salirà di grado nella parte del papa. l'uomo che fa il prestigiatore è un vero mago, si chiama nick lick e si dice faccia giochi di prestigio anche nel suo bar in centro genova. uno dei momenti per lui più difficili è stato quando ha dovuto tenere una colomba nascosta per parecchi minuti, prima che le luci fossero posizionate. la troupe di questo primo video di lorenzo è presa direttamente da "senza piombo", la fotografia è dell'esperto alessandro pavoni, mentre al montaggio c'è walter fasano, anche lui qui al debutto nei videoclip, ma che sarà destinato a montarne a decine in futuro. l'aiuto regista è paolo ameli, anche per lui in futuro (come del resto per il produttore andrea linke), comincerà una carriera parallela di regista di videoclip. il videoclip rappresenta, forse, il momento culminante della "prima" zerobudget, l'atmosfera del set è magica, tutto gira a meraviglia e l'allegria di quel momento è tutta presente nel video.
anno /
novantasette
giorno di ripresa / primo settembre
formato / sedici mm
regia / lorenzo vignolo
fotografia / alessandro pavoni
montaggio / walter fasano
casting / andrea bruschi
aiuto regista / paolo ameli
ex. producer / andrea linke
produzione / zerobudget factory per virgin
durata / tre minuti trenta secondi
location / villa spinola - genova
visibilità / mtv - tmc2 - video italia - the box - match music
vengono da torino e portano
un nome che confonde idee e sensi, il loro manifesto. ma gli unici colori che
troverete in questi cinquantadue minuti di pop infettivo e irresistibile, sono
quelli che lampeggiano e si posano nelle orecchie: "un brivido è come un livido"
come canta mao, in “febbre”. “sale” è un album insolito per la scena italiana.
non è un disco di marca leggerina e fatua, tanto trasparente da scolorire con
gli sguardi, ma non è neppure un'opera che pretende di riconvertire ideologie e
vecchi pensieri in proteste che pagano bene. per il quintetto torinese è una
questione di "brividi", o vibrazioni, come si usava chiamarle negli anni dei
colori, tre decadi orsono, quando beatles, kinks, beach boys e zappa sconvolsero
le tacite leggi della musica pop in quel magico sessantasette. con queste dieci
canzoni è possibile decidere subito se farsi coinvolgere dalla danza, seguire il
filo dei racconti che si riconducono poi alla spinta ritmica e ipnotica, grazie
a una produzione intelligente e riuscita dell'africa unite max casacci.
riecheggiano antiche utopie e linguaggi del corpo, quando si ascoltano “pop
gravitazionale” ("ho avuto un sogno beat pop gravitazionale / ci resto appeso
come in punta a una spirale di una rivoluzione figlia dei rumori di questa
giungla che ci vuole tutti fuori"), lo splendido irresistibile mantra di “minimo
brivido” (“sincronizzo il mio spirito con un'onda d'energia rallentando ad ogni
stimolo / scelgo un tempo in sintonia / fuori gioco in questi limiti di
frenetica apatia") o l'acustico richiamo dal polso sostenuto chiamato “il ritmo”
("passano gli anni / passano gli affanni / il ritmo passa /attraverso gli
inganni / che distraggono"). la qualità di questi cinque viaggiatori delle
propaggini tecnologiche di pepperlandia, è la forza della musica che nella forma
canzone ha la sua giustificazione intrinseca. maoelarivoluzione seguono la legge
base del pop: suona quello che ti piace ascoltare, e allora tutto vale: dal
movimento di al limite all'uncino di “come ho perso la guerra”, dalla luce di
“my psichedelic lady” alla gioia di “what a wonderful world”. chiaroscuri
luminosi, risolti in una danza d'alleggerimento che potrebbe anche contagiare
l'etere. per chi non ha vergogna di essere tridimensionale.